Informazione, contro informazione, controllo dell’informazione. In fondo è tutto qui. Nella politica internazionale, nella politica locale, nell’economia. E, non a caso, il tema dell’informazione, esteso alla comunicazione di ogni tipo, è stato ripreso da vari interventi dei relatori al workshop della Fondazione Nodo di Gordio a Montagnaga di Pinè. Argomenti in discussione anche molto differenti, eppure sempre attraversati da questo aspetto.

L’ambasciatore Carlo Marsili, ad esempio, ha sottolineato la complementarietà tra diplomazia e comunicazione, benché spesso la diplomazia sia il regno della riservatezza. Ma è fondamentale ciò che poi si comunica, vero o falso che sia.
Ma esiste la possibilità di ribaltare la narrazione dominante, a patto che ci sia la capacità di farlo. Perché non basta la volontà. I salotti radical chic statunitensi, quelli che controllano grandi giornali e TV, hanno sempre disprezzato la cosiddetta America profonda, quella da “sorvolare e ignorare” mentre ci si sposta in aereo tra una costa e l’altra dove impera il politicamente corretto. Eppure questa America profonda ha imposto Trump già una volta e potrebbe ripetere il successo a novembre, sconfiggendo la narrazione dei grandi media grazie ad una contro narrazione efficace.
Vale, in senso negativo, anche per la montagna italiana, ed in particolare per le Alpi. L’Italia è l’unico Paese che ha l’intero arco alpino nel proprio territorio. Eppure non ha una politica per le Terre Alte perché la montagna non sa comunicare, non ha una narrazione efficace. Nell’immaginario collettivo le Alpi significano solo Cortina, Courmayeur, Sestrière e poche altre località turistiche che rappresentano una piccola minoranza nella realtà complessiva della vita in montagna. Eppure, sulle Terre Alte, c’è sempre qualcosa di più urgente da fare rispetto alla comunicazione. Però ci si stupisce se la pianura, ovviamente maggioritaria in termini di popolazione, se ne frega dei problemi dei montagnard e finisce per imporre a chi vive sulle Alpi una visione urbana del rapporto tra uomo e natura.

Così, paradossalmente, l’Unione europea crea istituzioni apposite per le Alpi – come ha ricordato Tomaz Kunstelj, ex ambasciatore in Italia della Slovenia che ha la presidenza di turno di Eusalp e della Convenzione delle Alpi – ma l’Italia non ne approfitta. Benché il prossimo anno – ha sottolineato Stefano Bruno Galli, presidente del Muse – proprio all’Italia toccherà guidare la Convenzione. E mentre l’antropologo Annibale Salsa e l’assessore del comune di Elva spiegavano le peculiarità dei montagnard legate a cultura e libertà, la narrazione che proviene dalle località turistiche delle Alpi italiane è quella di una non cultura statunitense, della rinuncia a lingua e tradizioni, della libertà di spennare i turisti.
La realtà può anche essere molto diversa, ma la capacità di raccontarla non esiste. “Ci penseremo in futuro”. Potrebbe essere tardi.
