L’Estonia accusa la Russia di aver violato, con aerei militari, i suoi confini. E chiede l’intervento della NATO.
La Russia, però, ribatte ricordando che l’Estonia ha ampliato i suoi confini aerei, in totale spregio di ogni convenzione e accordo internazionale.
La cosa, in sé e per sé, potrebbe indurre ad una facile ilarità.
Il nanetto che accusa il gigante di fargli ombra. E minaccia con un sasso una Corazzata.
Perché l’Estonia non ha una flotta aerea. Quattro cassoni buoni, al massimo, per fare un volo di ricognizione.

Il problema è, però, che Tallin fa parte della NATO. E pretende a gran voce l’intervento degli alleati. Tant’è che, per coprire il territorio estone, si sarebbero – condizionale d’obbligo – alzati in volo dei caccia italiani.
Che poi questi abbiano abbattuto gli aerei russi appartiene alla, quotidiana, fantascienza della nostra, cosiddetta, stampa. In realtà, gli aerei italiani si sarebbero limitati a controllare il volo dei russi. Secondo i normali protocolli.
Però il problema è un altro. E resta pesante. L’Estonia si è ampliata a dismisura, e in spregio a tutte le convenzioni internazionali, lo spazio aereo. E, per di più, sfrutta questo abuso per cercare di provocare un conflitto con la Russia.
Tra la NATO e la Russia, naturalmente, ché se fosse tra lei e Mosca durerebbe al massimo un paio d’ore. E l’Estonia, arrogante,che ha privato di ogni diritto il 30% dei propri abitanti perché russi o russofoni, sparirebbe definitivamente dalle carte geografiche.

Però il problema rimane. Ed è la spia, soltanto una delle molte, che ci permette di comprendere la situazione internazionale.
Situazione tutt’altro che serena, purtroppo.
Perché vi sono forze che vogliono il deflagrare di un conflitto generale tra NATO e Russia. Non Mosca, non Washington. E però forze influenti sulle, cosiddette, classi dirigenti europee.
Capaci, soprattutto, di utilizzare utili idioti – altra espressione, purtroppo, non mi sembra adeguata – per incendiare la scena internazionale. E portarci a quel conflitto globale sul cui orlo ci troviamo da tempo ormai.
Massa di pecore cieche che si avvia verso il precipizio.