Il conformista. Il brano di Giorgio Gaber ha aperto i lavori del XXI workshop della Fondazione Nodo di Gordio a Montagnaga di Pinè, in Trentino. Una scelta non casuale. Perché il conformismo è ciò che è mancato e mancherà nei confronti di questi tre giorni di lavori sulla geopolitica internazionale e sul ruolo dell’Italia.
“Di geopolitica – ha ironizzato Riccardo Migliori, presidente emerito dell’Osce – se ne parla spesso ma, in realtà, sono pochissimi ad occuparsene in maniera professionale”. Eppure, come ha sottolineato Daniele Lazzeri – presidente della Fondazione – viviamo in una fase estremamente pericolosa, di estesi conflitti che vanno ben oltre le guerre in Ucraina e in Palestina. Un mondo in profonda e rapida trasformazione. Ma l’Europa sembra non accorgersene e l’Italia anche meno.
Troppo faticoso studiare la situazione, troppo difficile analizzare la realtà. Perché studiare ed analizzare significherebbe diventare responsabili del proprio destino invece di accontentarsi di ubbidire per favorire interessi altrui.
Io sono un uomo nuovo
Per carità lo dico in senso letterale
Sono progressista
Al tempo stesso liberista, antirazzista
E sono molto buono, sono animalista
Non sono più assistenzialista
È il conformismo che blocca ogni iniziativa, ogni tentativo di libertà. Ma solo attraverso la libertà l’Europa potrebbe riappropriarsi del proprio destino. Inutile pretenderlo dagli oligarchi e dai maggiordomi seduti a Bruxelles. Però da uomini e donne di buona volontà si può ottenere molto. Anche solo attraverso la disponibilità a seguire i lavori di chi, come la Fondazione Nodo di Gordio, è in grado di affrontare e far conoscere i cambiamenti in atto in tutto il mondo.

