Esistono i salotti buoni. E i caminetti. Dove si prendono le decisioni indipendentemente dal voto degli elettori. Degli elettori europei, in questo caso.
Che hanno, pesantemente, bocciato gli attuali governi di Berlino e Parigi. Portando Macron alla mossa disperata di convocare nuove elezioni legislative. Sperando in una Crociata contro la Le Pen.
Mentre Scholz, secondo il suo stile, ha fatto lo struzzo. Testa sotto la sabbia e fare finta di niente. Anche se, con ogni probabilità, a settembre l’AfD assumerà il governo di tre dei principali Länder.
Però, Parigi e Berlino, seduti davanti al caminetto, hanno, almeno per ora, deciso le future sorti d’Europa.
Riconferma della Von der Leyen. Nomina di un socialista alla presidenza del Parlamento di Strasburgo. E, ciliegina sulla torta, della improponibile estone Kaja Kallas a Rappresentante per gli Esteri. Che suona come una parodia. Oltre che una, risibile, dichiarazione di guerra a Mosca. Visto i discorsi deliranti, di questa signora…
Al di là della valutazione di queste nomine – sulle quali qui preferisco evitare di addentrarmi – l’operazione “caminetto” ha dimostrato una cosa.
Quanto venga considerata l’Italia. Che non dimentichiamolo, è contribuente netta della UE. E non un piccolo parassita affacciato sul Baltico o sull’Atlantico.
Per altro, non sarebbe la prima volta. Ricordo che, a suo tempo, Massimo D’Alena era dato per sicuro Alto Commissario agli esteri. Gli fu preferita una, insignificante, Lady britannica, che sino ad allora si era occupata, per sua stessa ammissione, solo di party di beneficenza . E dei cappellini da sfoggiare ad Ascott.
Quindi dalla, cosiddetta, Europa siamo da sempre adusi a prendere ceffoni. Indipendentemente da chi governi a Roma. Lo sapeva bene il cavalier Berlusconi, che non a caso sprezzò con pesante ironia gli oligarchi di Bruxelles. E lo sapeva anche Matteo Renzi. L’ultimo a fare la voce grossa e battere i pugni sul tavolo europeo.
Però questa volta a Roma governa quella che dovrebbe essere la Destra.
Che, per sua storia e cultura (ammesso che ancora le ricordi ) avrebbe dovuto fare pesare la specificità italiana. Il che non significa un, ottuso, sovranismo di facciata, bensi la tutela del, famoso, “interesse nazionale”. Non solo economico. Anzi, in primo luogo, politico. E geopolitico.
Ma questa destra soffre di un cronico complesso di inferiorità. Totalmente ingiustificato, visto i figuri e le marionette che animano il panorama della sinistra radical chic. Ma così è. Purtroppo.
E così questa destra ha, per mesi inseguito disperatamente l’approvazione degli…altri. Sperando, con abiure e servilismo, di accattivarsene le simpatie. Di ottenere il lasciapassare per i, desiderati, salotti buoni.
Il culmine pochi giorni fa. I fastosi ricevimenti del G7. Gli abbracci al guitto ucraino. Le promesse di fedeltà eterna a nonno Joe. E alla spocchiosa Ursula.
Un trionfo, ci hanno raccontato.
Poi…la sberla delle nomine europee. Lo sprezzo con cui siamo stati trattati. L’ira, tardiva, di Giorgia. Che tenta di recuperare i toni battaglieri del passato. Ma con clamoroso ritardo. E, soprattutto una credibilità…beh, lasciano stare.
E ci tocca subire i gridolini di giubilo del Circo Barnum della Schlein, dei Parenzo, dei rottami della sinistra intellettuale. Incapaci di fare qualsiasi cosa, ma che, come gli avvoltoi, fiutano odore di morte.
Già, perché quello che viene dai caminetti di Bruxelles è un segnale ben preciso.
Cari destri italiani, ci siete serviti fino ad ora. E avete fatto di tutti per compiacerci…ma ora…
Beh, ora ci sono altri che potrebbero tornarci più utili.
E, poi, voi siete troppo grossolani, volgari…avete le scarpe ancora sporche di fango, a tavola non vi sapete comportare..



