Cose turche… ed egiziane

6 Settembre 2024

 

 

Dunque…la notizia, ben poco evidenziata sulla nostra stampa, ma pubblicata su Èlecto,  è abbastanza semplice. In apparenza, almeno.

Al Sisi, il Capo dello Stato egiziano, o, se volete, il padrone dell’Egitto, è andato ad incontrare Erdogan. Il Presidente Turco.

E i due hanno cominciato a stringere nuovi rapporti, tanto economici che politici, fra i loro paesi.

 

Come dicevo, notizia “semplice”. Tanto da passare quasi inosservata sui nostri Media. E, tuttavia, non è propriamente così. Anzi, quanto sta avvenendo tra Turchia ed Egitto meriterebbe molta maggiore attenzione. Sia per l’avvenimento in sé e per sé, sia perché rappresenta un nuovo paradigma.

Turchia ed Egitto sono stati infatti, a lungo, divisi negli schieramenti internazionali. Il Cairo egemonizzato dall’influenza francese e Ankara strettamente legata alle posizioni vicine alla Fratellanza Musulmana, che Al Sisi ha brutalmente scalzato dal potere. Un rapporto complesso, quindi. Intricato e di difficile definizione.

 

Eppure, nonostante gli schieramenti internazionali tendano a tenerli divisi e conflittuali, i due paesi appaiono in netto riavvicinamento. Anzi, sembrano decisamente alfieri di una nuova concezione della geopolitica medio-orientale.

E questo, naturalmente cambia, anzi sconvolge molte certezze, pigre, nello scacchiere mondiale.

 

Al di là di ogni, più specifica, valutazione, il dialogo apertosi, senza particolare preavviso, fra Ankara e il Cairo, ci dice chiaramente una cosa.

Gli schemi con cui siamo usi interpretare la realtà politica mondiale sono, ormai, alla frutta. Di fatto, completamente saltati. E si stanno creando nuove aggregazioni e sistemi di alleanze di cui l’Europa, la nostra vecchia e stanca Europa, non è, praticamente, cosciente.

Ed è, come dicevo, un paradigma. Ovvero un esempio – estremamente chiaro, sempre che si voglia vederlo – di ciò che sta avvenendo sulla scena internazionale. Un paradigma estremamente interessante e, inevitabilmente, preoccupante. Per noi…o meglio per certe élite, o presunte tali, europee sempre più autoreferenziali. Ed incapaci di vedere la realtà.

 

Gli schemi su cui si è fondato – per molto, troppo tempo – il mondo sono, ormai, saltati. E quello che, forse per pigrizia mentale, siamo adusi a chiamare Occidente sta completamente perdendo il suo primato. La sua rilevanza.

Ed il Mondo, oggi, torna a dimostrarsi molto, decisamente molto più complesso di quanto venga, pigramente, concepito dalle, cosiddette, élite occidentali. Che continuano, imperterrite, a pretendere di dettare le loro leggi, sempre più scollegate dalla realtà. Mentre il resto del Mondo, o meglio i suoi quattro quinti, si sta guardando intorno. Sempre più libero nelle scelte e nell’agire.

L’autoreferenzialità, il restare ripiegati sull’ombelico del, cosiddetto, Occidente, è, di fatto, una malattia. Se vogliamo, una forma di cecità che gli impedisce di comprendere cosa sia avvenuto. E, cosa ancora più importante, cosa stia avvenendo intorno a lui.

Ed è, di fatti, una, gravissima, perdita di centralità, un ritorno ad una dimensione cui non è più abituato. Da troppo tempo.

 

Una dimensione, certo, in cui potrebbe avere ancora un ruolo importante. Ruolo, però, inibito, anzi reso impossibile dall’incapacità di vedere come stanno le cose. Di guardare alla realtà.

Come, a livello internazionale, si stiano muovendo le altre potenze. Grandi, come Cina e Russia. E medie, come, in questo caso, Turchia ed Egitto.

E questo rende difficile, se non impossibile che l’Occidente, in particolare l’Europa, sappia disegnarsi un nuovo ruolo, importante, nel Grande Gioco.

 

Diviene la spia, il chiaro segnale di una decadenza senza fine. Compiaciuta e sostanzialmente, ottusa.

 

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