Cuba non è più sola. Anche se aggiungere un “forse” mi sembrerebbe opportuno.
La stretta delle sanzioni statunitensi, un vero pitone, potrebbero non bastare a Trump per fare cadere gli eredi di Fidel Castro.
Perché ci sono Cina e Russia. E sembrano intenzionate ad entrare in gioco. Pesantemente.

Xi Jinping ha infatti annunciato l’installazione di migliaia di pannelli solari sulla grande isola. Per compensare l’embargo energetico di Washington.
E Mosca si appresta a mandare grandi forniture di petrolio per via mare.
La partita intorno a Cuba è estremamente importante. Vitale per Washington, certo. Ma altrettanto fondamente per Pechino e Mosca.

In gioco non è solo la Grande Isola. È l’assetto futuro dell’America Latina. E, forse ancora più, il sistema di equilibri globali.
Trump, che ha preso atto della difficoltà, o meglio impossibilità di controllare come egemone il mondo – il vecchio sogno di Bill Clinton – mira comunque ad un assoluto e totale controllo delle Americhe. Dalla Groenlandia alla Terra del fuoco.
Controllo sia politico che economico. E le recenti azioni intraprese da Washington, tanto in Venezuela che in Groenlandia, lo stanno a dimostrare.
In questo disegno, che prevede una normalizzazione statunitense non solo dei, riottosi, paesi Andini, ma anche del Messico e, in prospettiva, del Brasile, Cuba rappresenta una stonatura.
Una stonatura non da poco, ché l’Avana è dai tempi di Castro che sfugge totalmente al controllo di Washington. E che si propone come alternativa al sistema di potere statunitense.

Normalizzarla, provocare un regime change, trasformarla nuovamente in una colonia, o addirittura in un grande bordello e sala da gioco come era ai tempi di Batista, rappresenta, dunque, una priorità per Trump.
Che vorrebbe definitivamente risolvere una questione restata aperta per troppi anni. E che ha causato non pochi fallimenti alle strategie della Casa Bianca.
La Baia dei Porci, ai tempi di Kennedy, resta solo come esempio più famoso. Ed emblematico.
Tuttavia l’intento dello Studio Ovale si scontra con la volontà di Pechino e Mosca di sostenere il regine cubano. Per mettere in discussione la pretesa statunitense di assoluta egemonia sulle Americhe.
E, forse, ancora di più per lanciare a Trump e ai suoi succesori un preciso avvertimento.
Non credano di poter intervenire a loro piacimento in Medio Oriente o in altre zone del mondo. Restandosene tranquilli, arroccati nelle Americhe.

Il “gioco” è globale. E nessuno può più pretendere di godere di una totale sicurezza. Neppure Washington nelle Americhe.