Ma è possibile che, nel 2024, la RAI mandi in onda uno speciale dedicato ai maggiori industriali italiani e dia spazio alle dichiarazioni di Cucinelli e Della Valle? Il primo che sostiene, addirittura, che un ambiente di lavoro bello e confortevole migliora la qualità della produzione. Ed il secondo che osa proporre, senza vergogna, un modello di coinvolgimento dei giovani per far crescere i talenti. Davvero inaccettabile!
Molto meglio altri interventi in cui gli imprenditori si lamentano dei lavoratori che costano troppo, che non sono abbastanza preparati, che non si laureano, che non si trovano. Così una povera imprenditrice è costretta a pensare alla delocalizzazione. Ovviamente non dice dove. Magari vuole trasferirsi in uno di quei Paesi in cui si rifugiano i giovani italiani laureati che hanno la pretesa di essere retribuiti per la qualità del proprio lavoro e della propria competenza. Più facile che l’eventuale delocalizzazione sia diretta verso Paesi dove gli stipendi sono persino più bassi di quelli italiani. Ancora più facile che la delocalizzazione sia solo la consueta minaccia per ottenere aiuti pubblici.
E se Della Valle e Cucinelli si occupano di costruire un futuro aziendale puntando sul coinvolgimento dei lavoratori, nella maggior parte delle altre interviste si evita accuratamente di ricordare che l’Italia è l’unico Paese europeo, e non solo europeo, in cui i salari reali non sono cresciuti negli ultimi 30 anni. Tutti muti, su questo aspetto. Perché la produttività è cresciuta, seppur meno che altrove, e sono cresciuti gli utili aziendali. Anche su questo si è preferito glissare.
Ora, però, ci si accorge che il mercato interno è in crisi. Ovviamente i grandi industriali non riescono a comprendere come mai, con retribuzioni ferme e neppure adeguate all’inflazione, i consumi non decollino.
Magari, Meloni e Urso permettendo, la prossima volta si potrebbero intervistare le famiglie dei lavoratori. Così, tanto per aiutare la signora Menarini a comprendere perché non trova i laureati che cerca.
Cucinelli e Della Valle attenti ai lavoratori. Praticamente uno scandalo
Ma è possibile che, nel 2024, la RAI mandi in onda uno speciale dedicato ai maggiori industriali italiani e dia spazio alle dichiarazioni di Cucinelli e Della Valle? Il primo che sostiene, addirittura, che un ambiente di lavoro bello e confortevole migliora la qualità della produzione. Ed il secondo che osa proporre, senza vergogna, un modello di coinvolgimento dei giovani per far crescere i talenti. Davvero inaccettabile!
Molto meglio altri interventi in cui gli imprenditori si lamentano dei lavoratori che costano troppo, che non sono abbastanza preparati, che non si laureano, che non si trovano. Così una povera imprenditrice è costretta a pensare alla delocalizzazione. Ovviamente non dice dove. Magari vuole trasferirsi in uno di quei Paesi in cui si rifugiano i giovani italiani laureati che hanno la pretesa di essere retribuiti per la qualità del proprio lavoro e della propria competenza. Più facile che l’eventuale delocalizzazione sia diretta verso Paesi dove gli stipendi sono persino più bassi di quelli italiani. Ancora più facile che la delocalizzazione sia solo la consueta minaccia per ottenere aiuti pubblici.
E se Della Valle e Cucinelli si occupano di costruire un futuro aziendale puntando sul coinvolgimento dei lavoratori, nella maggior parte delle altre interviste si evita accuratamente di ricordare che l’Italia è l’unico Paese europeo, e non solo europeo, in cui i salari reali non sono cresciuti negli ultimi 30 anni. Tutti muti, su questo aspetto. Perché la produttività è cresciuta, seppur meno che altrove, e sono cresciuti gli utili aziendali. Anche su questo si è preferito glissare.
Ora, però, ci si accorge che il mercato interno è in crisi. Ovviamente i grandi industriali non riescono a comprendere come mai, con retribuzioni ferme e neppure adeguate all’inflazione, i consumi non decollino.
Magari, Meloni e Urso permettendo, la prossima volta si potrebbero intervistare le famiglie dei lavoratori. Così, tanto per aiutare la signora Menarini a comprendere perché non trova i laureati che cerca.
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