Potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere la fine, o per lo meno il suo inizio…
La Gran Bretagna rischia, seriamente, di sfaldarsi. Di vedere la geografia politica di quella che gli antichi chiamavano l’Isola dei Giganti fare un improvviso balzo.
Un balzo indietro, di molti secoli.
Scozia, Galles e Irlanda del Nord, il cosiddetto Ulster, stanno seriamente pensando alla secessione.
Tanto che rappresentanti dei movimenti indipendentisti si sono già dati appuntamento oggi, a Cardiff, per cominciare a dare vita al processo.
Non si tratta di folcklore, di iniziative velleitarie. Questi movimenti e gruppi godono del sostegno della maggioranza delle popolazioni gallesi e scozzesi. Per non parlare, naturalmente, dell’Irlanda del Nord dove la maggioranza cattolica vuole ricongiungersi con l’Eire. E infatti l’Ira, l’esercito rivoluzionario irlandese, sta riprendendo le armi. Pronto a tornare in azione.
Certo, l’indipendentismo irlandese è tutt’altro che una novità. Un problema cronico, che Londra ha dovuto affrontare per moltissimo tempo. E una brace che è sempre viva sotto la cenere.
Nuova, però, è la situazione attuale.
Perché Scozia e Galles, pur con tutte le loro, marcatissime, differenze, la vedono almeno in questo come gli irlandesi.
Il Regno Unito ha, ormai, fatto il suo tempo. La storia, se vogliamo, è andata avanti. Ed è giunto il momento di staccarsi dall’Inghilterra, recuperando la propria specificità, oltre che indipendenza, conculcata da troppo tempo.
Poi, gallesi e scozzesi vogliono rientrare nell’Unione Europea. Come Stati indipendenti. Lasciando Londra capitale della sola Inghilterra.
Già, l’Inghilterra…e proprio qui sta, a ben vedere, il cuore del problema.
Perché l’Inghilterra, il popolo inglese, è palesemente in rivolta.
Sta esplodendo di rabbia, furente contro le, cosiddette, élite che inglesi non sono.
Perché Downing Street e la stessa Corona fondano il loro potere ormai pressocchè totalmente su immigrati, per lo più mussulmani, che costituiscono la spina dorsale di un nuovo assetto dell’intero paese.
E gli inglesi vengono sempre più emarginati. Sempre più ridotti in dei veri e propri ghetti, economici oltre che politici.
Così Londra è ormai in rivolta. E lo sono gli inglesi delle principali città, che, furenti, vorrebbero riappropriarsi del loro paese.
Paese che una pseudo-élite, mondialista e avulsa dalla realtà del popolo, sta trasformando nel centro permotore di un processo di sostituzione etnica.
Funzionale ai grandi centri di speculazione economica mondiali.
Quindi Scozia e Galles si riappropriano della loro tradizione. E rivendicano la loro indipendenza.
L’Ulster torna ad essere Irlanda.
E l’Inghilterra diventa teatro della lotta fra gli inglesi autentici e gli scherani del mondialismo globalista.
Forse una fiaba. Una fiaba triste e tragica.


