Il Tgr della Valle d’Aosta dedica un servizio alle interminabili code per il rientro, la domenica sera, dei turisti che tornano al caldo in città. Code chilometriche, sull’autostrada e sulla statale, per la geniale idea di svolgere i lavori in contemporanea sulle due uniche vie d’accesso. E poiché è un tg regionale, si risparmiano gli alibi fasulli sulla necessità di concentrare i lavori in pochi mesi a causa del meteo alpino. Alibi che hanno senso nelle vallate laterali ma non sul fondo valle che ha praticamente la stessa altitudine e le stesse temperature di Torino.
Ma il vero problema è un altro. È la dimostrazione pratica che il turismo per altospendenti porta alla riduzione delle presenze in Valle. Tantissimi arrivi nei fine settimana, aperture delle seconde case al venerdì sera, e poi il rientro in città invivibili la domenica sera. Oppure turismo di giornata, mordi e fuggi. Proprio quello che si voleva evitare.
E, dal lunedì, nessun giovane, pochissimi bambini e un po’ di anziani, nella maggior parte dei casi senza nipotini.
Un turismo miope, che mira a far cassa subito e non costruisce il futuro. In compenso continua a costruire case, a portare cemento. Ma senza un’idea per attrarre giovani, per coinvolgerli in una cultura locale, per far sì che amino il territorio. D’altronde con quello che pagherebbero per una settimana in Valle, senza iniziative particolari, possono permettersi due e magari 3 settimane in giro per il mondo.
E se non si crea un legame con il territorio – i prezzi da rapina non costituiscono un legame – vengono a mancare le motivazioni per tornare. Per far diventare una località il “luogo del cuore”. Non si creano compagnie stabili, si preferisce cambiare destinazione ad ogni estate, si cerca il risparmio. E la Vallée si trasforma da Disneyland su un piano inclinato in una ancora più banale alternativa al condizionatore per combattere l’afa cittadina.


