Da domani si chiacchiera di Piano Mattei. Mentre Mosca e Pechino si rafforzano in Nord Africa

27 Gennaio 2024

Domani, 28 gennaio, a Roma si ritroveranno i delegati africani per un vertice imperniato sul fumoso piano Mattei, tanto annunciato quanto mai partito. Potrebbe essere la volta buona. Per l’avvio? Non esageriamo. Per una franca discussione che porterà ad una riscrittura del piano in modo da renderlo più concreto ed efficace. In attesa, ovviamente, che si trovino i soldi per finanziario. Soldi veri, tanti soldi.

Perché, nel frattempo, non è che il mondo si fermi ad aspettare che Tajani abbia finito di abbracciare il macellaio di Tel Aviv e che si sia ripulito del sangue di 30mila morti.

Il mondo è andato avanti. Anche in Africa. Dove sono iniziati i lavori per l’ultimo modulo della centrale nucleare costruita in Egitto grazie alla collaborazione con la Russia. E negli ultimi 10 mesi l’interscambio tra i due Paesi è cresciuto del 20%. Con grandi progetti avviati nel settore energetico ed in quello agricolo. E con la prospettiva di incrementarli a seguito dell’ingresso dell’Egitto nel gruppo dei Brics. Va bene, Il Cairo e Mosca hanno stretti rapporti sin dall’epoca dell’URSS e di Nasser.

Ma il Marocco? Rabat è considerata la capitale nordafricana più filo occidentale. Alle prese con mega progetti per fornire energia pulita e rinnovabile alla Gran Bretagna. Eppure saranno i cinesi a realizzare proprio in Marocco una grande fabbrica per la produzione di pale eoliche. Un investimento di 250milioni di dollari e la creazione di oltre 3mila posti di lavoro.

Certo, anche l’Italia punta sul Marocco. Dove Stellantis già produce veicoli con il marchio Fiat. Ed altri ne arriveranno. Togliendo lavoro agli stabilimenti italiani.

Forse il piano Mattei, visto che procede piano piano, dovrebbe essere calibrato tenendo conto della pirateria di alcuni prenditori più o meno italiani e della cronica mancanza di risorse pubbliche. Anche perché al governo prevale il piano Biden, con i pochi soldi italiani destinati alla banda Zelensky.

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