L’aggressione mediatica di Gruber e Palmerini contro Vannacci è stata giudicata da molti come un autogol della gauche in redazione. E persino Mentana, direttore del Tg de La 7, ha sottolineato come la rete di Urbano Cairo si sia trasformata in una sorta di esercito schierato contro Meloni ed il suo governo. Senza un briciolo di obiettività.
Per Cairo non è un problema, anzi è un vantaggio poiché ha fatto aumentare l’audience e, di conseguenza, gli incassi pubblicitari. Ma in termini politici la situazione si ribalta. Perché gli ascolti della rete (6% di media nel prime time) sono insignificanti in percentuale rispetto agli elettori. E la faziosità senza ritegno genera un rifiuto generalizzato nei confronti delle tesi del plotone di esecuzione anti meloniano.
Il centrodestra, tuttavia, farebbe bene a non illudersi troppo. Perché se gli atteggiamenti dei conduttori televisivi, insieme alla stupidità di chi si inventa patentini per la partecipazione ad una fiera libraria, provocano un crescente disgusto, è la quotidianità di piccoli attacchi continui che danneggia un centrodestra incapace di respingerli. Il patentino dell’indecenza è diventato famoso perché proposto per la fiera di Roma. Ma è già utilizzato in numerosi comuni per ottenere una sala od uno spazio per un convegno, per la presentazione di un libro.
E spesso non basta nemmeno. Perché il solo annuncio di un convegno politicamente scorretto provoca proteste, manifestazioni, minacce. E, in nome della difesa dell’ordine pubblico, lo stato interviene. Non contro i manifestanti e per tutelare il diritto di parola, ma contro il convegno che viene, immancabilmente, vietato. Il centrodestra, che governa e a cui spetterebbe il dovere di difendere chi ha organizzato il convegno, frigna un po’ e tira avanti.
Ma l’assedio è a 360 gradi. Con i media impegnati a demolire ogni iniziativa culturale che non risponda al politicamente corretto. Spesso, anzi, si demoliscono persino le iniziative corrette politicamente ma che sono organizzate da amministrazioni locali del centrodestra. Che, in fondo, se lo meritano. Perché cercano di accontentare gli avversari non capendo che la battaglia è contro l’amministrazione, non contro le iniziative messe in campo.
Da Gruber ai giornali locali: è un assalto continuo ad un centrodestra troppo ottuso per reagire
L’aggressione mediatica di Gruber e Palmerini contro Vannacci è stata giudicata da molti come un autogol della gauche in redazione. E persino Mentana, direttore del Tg de La 7, ha sottolineato come la rete di Urbano Cairo si sia trasformata in una sorta di esercito schierato contro Meloni ed il suo governo. Senza un briciolo di obiettività.
Per Cairo non è un problema, anzi è un vantaggio poiché ha fatto aumentare l’audience e, di conseguenza, gli incassi pubblicitari. Ma in termini politici la situazione si ribalta. Perché gli ascolti della rete (6% di media nel prime time) sono insignificanti in percentuale rispetto agli elettori. E la faziosità senza ritegno genera un rifiuto generalizzato nei confronti delle tesi del plotone di esecuzione anti meloniano.
Il centrodestra, tuttavia, farebbe bene a non illudersi troppo. Perché se gli atteggiamenti dei conduttori televisivi, insieme alla stupidità di chi si inventa patentini per la partecipazione ad una fiera libraria, provocano un crescente disgusto, è la quotidianità di piccoli attacchi continui che danneggia un centrodestra incapace di respingerli. Il patentino dell’indecenza è diventato famoso perché proposto per la fiera di Roma. Ma è già utilizzato in numerosi comuni per ottenere una sala od uno spazio per un convegno, per la presentazione di un libro.
E spesso non basta nemmeno. Perché il solo annuncio di un convegno politicamente scorretto provoca proteste, manifestazioni, minacce. E, in nome della difesa dell’ordine pubblico, lo stato interviene. Non contro i manifestanti e per tutelare il diritto di parola, ma contro il convegno che viene, immancabilmente, vietato. Il centrodestra, che governa e a cui spetterebbe il dovere di difendere chi ha organizzato il convegno, frigna un po’ e tira avanti.
Ma l’assedio è a 360 gradi. Con i media impegnati a demolire ogni iniziativa culturale che non risponda al politicamente corretto. Spesso, anzi, si demoliscono persino le iniziative corrette politicamente ma che sono organizzate da amministrazioni locali del centrodestra. Che, in fondo, se lo meritano. Perché cercano di accontentare gli avversari non capendo che la battaglia è contro l’amministrazione, non contro le iniziative messe in campo.
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