Dal Vietnam alla Corea: la tentazione golpista di Washington

6 Dicembre 2024

Ngô Đình Diệm. Un nome che dirà ormai pochissimo in un’Italia che odia lo studio della storia antica e pensa che quella contemporanea abbia qualcosa a che fare con i raccontini politicamente corretti di Olla al Tg5. E per i manipolatori dell’informazione è meglio dimenticare la vicenda di Diệm, presidente del Vietnam del Sud, filostatunitense.  Ma non abbastanza duro, troppo proiettato al futuro, così gli Usa lo fecero assassinare per sostituirlo con un loro fantoccio.

Si sa come è andata a finire: yankee in fuga dopo decine di migliaia di morti. E, non a caso, l’escalation in Vietnam fu voluta dai dem.

Ora la storia pare ripetersi, con il medesimo risultato anche se evitando spargimenti di sangue. Il presidente sudcoreano, uomo di Washington, tenta il golpe per frenare l’opposizione in crescita. Ma il tentativo fallisce. Perché anche l’opinione pubblica sudcoreana si è stancata di questa tensione sempre più alta, imposta dai burattinai di RimbamBiden. Si è stancata di un clima di guerra e si è resa conto che i propri fratelli sono quelli a nord del confine, non gli yankee arroganti che arrivano da Washington a dare ordini. “Una faccia, una razza” vale ancora, nonostante la propaganda woke per il meticciato, per il Grande Indifferenziato.

Il rischio è che anche gli ucraini dell’est si stanchino della guerra voluta da Washington. E scoprano che russo e ucraino sono lingue sorelle. Legate a culture gemelle. Nulla a che fare con la non cultura statunitense. E stanno crescendo sentimenti analoghi in Romania, in Bulgaria, in Moldova, in Georgia. Certo, i denari degli oligarchi Usa continuano ad arricchire gli organizzatori di manifestazioni spintanee a Tbilisi, ma il tempo delle false rivoluzioni colorate sembra avviarsi al termine.

E questo potrebbe indurre gli oligarchi a gesti inconsulti prima di abbandonare la partita. Perché, abituati a comprare le vittorie, non sono disposti ad accettare la sconfitta.

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