Di Lara Bird sappiamo bene poco. Solo che è stata eletta alla Camera dei Comuni in una tornata suppletiva.
E, tutto sommato, non ci interessa sapere di più, se non che ha giurato fedeltà alla Corona Britannica incrociando palesemente le dita in segno di scongiuro. E dopo aver dichiarato che la sua fedeltà va, solo ed esclusivamente, alla Scozia.

Un gesto simbolico, certo. E, probabilmente, di nessuna valenza politica.
Tuttavia chiaramente indicativo di una realtà che, per lo più, non conosciamo.
E che viene taciuta dai nostri Media, vuoi per semplice ignoranza, vuoi per evidente malafede.
La Gran Bretagna non è un felice paradiso, una monarchia un po’ da operetta con Re Charles con la corona di sghimbescio, l’equina Camilla, i principini e le principesse…
È uno dei due principali centri del potere finanziario e politico mondiale. Una rocca di interessi gestiti da conventicole ristrette. E delle quali la Corona è parte e paravento.
E i popoli della Gran Bretagna, inglesi, scozzesi, irlandesi, gallesi, stanno subendo una, sistematica e voluta, distruzione. Da parte di queste, cosiddette, élite che celebrano il multiculturalismo, la sostituzione etnica, la pseudo-cultura Woke e LGBT.

L’ormai ex (fortunatamente) premier Starmer ne è stato accesissimo alfiere.
E lo si è visto nell’ultimo pubblico ricevimento, dove è stato acclamato come un eroe da attivisti LGBT. E, soprattutto, dal fatto che non ha mostrato il minimo segno di contrizione per la politica a lungo promossa. E per i molti disastri provocati.
E così il mondo britannico è in rivolta.
Farage avanza rapidamente, portando avanti le istanze del popolo inglese contro chi ha cercato, e cerca, di marginalizzarlo e sostituirlo.
L’Ulster è di nuovo in armi. Non più, però, cattolici contro protestanti, ma rigetto di una immigrazione selvaggia che vorrebbe sostituire gli irlandesi.
E dalla Scozia arriva Lara Bird. Rivendica, orgogliosa, il suo essere scozzese. La sua fedeltà alla Scozia, alla sua storia, alle sue tradizioni. Al suo popolo.

Un segnale preciso, come dicevo.
Il centro del mondialismo economico deve cominciare a preoccuparsi. E non più di opposizioni esterne e lontane.
La frana è tutta interna. Ed è solo all’inizio.