Dunque. L’AfD rischia di diventare il primo partito tedesco. Anzi, tutti i sondaggi lo danno, ormai, per certo.
Vero che questo non basterebbe a garantirgli il governo di Berlino, visto che gli altri, CDU-CSU, SPD e minutaglia, sembrano intenzionati a mettersi insieme per dare vita ad una, più o meno periclitante, Grande Coalizione.
Tuttavia, la minaccia dell’AfD appare concreta.

E allora si rispolvera, per altro malamente, Popper. Quella storia della “democrazia e i suoi nemici”.
Perché Popper, che fu grande (o per lo meno importante) filosofo della scienza, abbastanza originale e, certo, non privo di profondità, pensò bene, o piuttosto male, di mettersi a scrivere anche di politica. Di filosofia politica. Ma non era, purtroppo, un Aristotele. E neppure un Carl Schmitt.
In più era, convintamente, liberale. E questo, mi dispiace, costituiva un notevole limite.
Perché il suo liberalismo non si conciliava, ne può conciliarsi, con una idea di Stato. Qualunque essa sia. Perché per un autentico liberale continentale, quale Popper era, lo Stato è un ostacolo, un fastidio…che può, certo, essere ritenuto necessario, ma che resta, pur sempre, un gravame. Per nulla amato.

E così questo Popper si è inventato “La società aperta e i suoi nemici”. Affermando che in una società aperta, quindi liberale, tutti hanno diritto di cittadinanza e parola. Tranne quelli che non sono d’accordo.
Ora so bene che può apparire una semplificazione. Ed in effetti lo è. Solo che serve a spiegare la mentalità, chiamiamola così, dominante in questa Unione Europea.
Perchè, vedete, non ha senso cercare il nonno nazista della Von Der Leyen, sospettare delle derive ideologiche di Merz, Macron ed altri. Non serve imputare loro ascendenze totalitarie di qualsivoglia tipo.
Perché la risposta, o meglio la spiegazione dei loro comportamenti, e di questo regime dispotico che sta gravando su tutta l’Unione, è molto più semplice.
È, semplicemente, il prodotto deteriore di certo liberalismo continentale (quello di Croce era ben altro) che riduce tutto a questioni economiche. E che nega qualsiasi valore non transitorio allo Stato.

Un liberalismo che, appunto, nega, a priori, una visione dell’uomo e dei popoli che non sia anomica. Ridotta ad atomi, e determinata solo da interessi particolari. Priva di respiro. In sostanza asfittica.
E che per poter esistere, deve negare a priori cittadinanza ad ogni altra visione dell’Uomo e della Società. Provvedendo a distruggerle con ogni strumento.
Il tutto, naturalmente, in nome della libertà individuale. Che esiste, solo ed esclusivamente, se coincide con la visione “liberale” imposta come unica e dominante.
Tutto qui, in sostanza.