Le Olimpiadi stanno assorbendo tutta l’attenzione dei Media. In Italia, per lo meno. Perché altrove non è così. Il gioco del panem et circenses funziona solo fino ad un certo punto, e l’attenzione dei Media – per quanto ovunque, ormai, drogati e pilotati – assume altri temi. Che, qui, vengono sottaciuti o, addirittura ignorati.
Prendiamo la Turchia. Se sulle nostre sponde se ne parla, è, più che altro, per l’esibizione del pistolero ad aria compressa, un cinquantenne dall’aria svagata, in jeans e maglietta, che ha sparato con una mano in tasca, senza nessun particolare apprecchio visivo, senza fare tante storie…come se fosse ad un certame fra amici. E, poi, è andato a fumarsi una sigaretta nell’area protetta. Solo che aveva vinto il secondo posto. E tutti, dicono, erano restati ammutoliti.
Già…però nelle stesse ore la Turchia, con il suo presidente, il tanto discusso Erdogan, metteva a segno ben altro risultato. Ottenendo uno scambio di prigionieri fra Russia e Stati Uniti.
Non tanto clamoroso per i prigionieri in questione, quanto perché la mediazione di Ankara mette finalmente al centro la possibilità che le due potenze in (non dichiarato, ma palese) conflitto, possano cominciare a trattare. Invece di persistere in una, sorda e sordida, guerra, ufficialmente da entrambe negata.
È poco? Beh, direi, piuttosto, che è il primo segnale di mediazione tra le due. Che si scontrano su tutti i terreni, anche se gli USA utilizzano la strategia di combattere sotto falsa bandiera. Ovvero finanziare la guerra d’altri, in questo caso l’Ucraina, e fingere di non essere coinvolti direttamente. Finzione, manco a dirlo, di pulcinella, ché a tutti è chiaro, ormai, quali siano le vere forze in gioco nei pantani ucraini. E, soprattutto, quali siano i due, principali, giocatori.
Non solo l’Ucraina. Non solo il fronte orientale, che è, comunque, quello maggiormente puntato da tutti gli osservatori.
Vi è, anche, un altro fronte. Solo tenuto più silente da una sorta di convenzione internazionale. Ma non per questo meno insidioso. E a rischio di proliferazione.
Parlo, ovviamente, del Medio Oriente. Il Medio Oriente allargato. Quindi non solo la crisi di Gaza. Più in generale tutta la regione geopolitica che comprende l’Iran e, a sud, le aree dell’Africa e della penisola arabica adiacenti al Mar Rosso.
Lì si sta combattendo una guerra, o, se preferite, una serie di conflitti tra loro collegati, che potrebbero, a breve, portare all’incendio di tutta l’area.
Un incendio di proporzioni difficili anche solo da immaginare.
E Israele sembra volere, costi quello che costi, tale deflagrazione.
Che, però, avrebbe portata, e conseguenze, ben ardue da prevedere.
Un incendio di cui potrebbero conoscersi solo gli inizi…ma non vedere, né riuscire a prevedere la vastità e la portata.
Ma noi continuiamo pure a pensare che la realtà sia esaurita da questi Giochi. Dagli isterismi macroniani, come se fossero tutta la realtà.
E ignoriamo, o meglio fingiamo di ignorare, quanto sta maturando (per usare un eufemismo) nel mondo.
Dove, sinceramente, ben poco interessa dell’ammissione di strane “donne” alle olimpiadi femminili. E delle reazioni delle lobby gay e Lesbo, che sembrano aver un potere di influenza sempre crescente.
Dove ci si confronta con la realtà.
E si muore.



