Grande successo dello sciopero nazionale dei direttori organizzato negli uffici giudiziari dal Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia con 1232 direttori scioperanti (dati provvisori dello stesso Coordinamento) che rappresentano oltre il 75% dei direttori in servizio.
Dopo la grande manifestazione di Roma del 10 settembre con 600 direttori scesi in piazza davanti alla Cassazione, la protesta dei direttori continua in difesa del proprio profilo professionale (e dello stesso nome) messo in discussione dall’ultima bozza di Contratto Collettivo Integrativo proposta dal Ministero della Giustizia ai sindacati nonchè per chiedere l’ingresso della categoria nell’area delle Elevate Professionalità (c.d. IV area).
Da registrare presidi dei direttori nella giornata di sciopero a Napoli, Palermo, Firenze, Bari e Foggia, ulteriori note di sostegno di vertici di uffici giudiziari pervenute al Coordinamento (oltre il 50 il numero totale) e la notizia di una settima interrogazione parlamentare sul caso.
Indubbiamente si tratta di una protesta legittima. Di rivendicazioni sacrosante. Però questi Direttori non hanno minimamente considerato i tempi e le necessità dei vertici del ministero. Insomma, un povero sottosegretario, appena tornato dalle vacanze, come può occuparsi dei Direttori del suo settore quando deve essere già impegnato in tribunale ad occuparsi di accuse anche gravi contro di lui? E poi, poverino, deve anche trovare il tempo per andare sul territorio di provenienza a dirimere questioni di vita e di morte per le nomine in vari settori. I Direttori, evidentemente, non hanno la sensibilità per comprendere la gravità di queste vicende. Si rischia di suscitare liti furibonde tra fratelli e fratellastri (d’Italia, ovviamente) o, e sarebbe ben più grave, si rischia di creare un piccolo varco in cui possono infilarsi i topolini di altre correnti interne.
Sono questioni gravi. Ti distrai un attimo e ti ritrovi nel secondo cerchio magico di Giorgia, scavalcato da chi era nel cerchietto successivo.
E allora, cari Direttori, rispettate le priorità. Che sono quelle della famiglia del sottosegretario. Poi, eventualmente, si parlerà anche dei problemi del ministero. Forse..

