Insomma, anche questo Natale è passato. Da un paio di notti ormai… o giorni se preferite. Anche se, lo ricordo, questo periodo dell’anno andrebbe misurato in notti. Più di ogni altro, perché le Notti hanno una loro valenza…magica. E Losey, il regista, si sbagliava di grosso,quando fa dire al nonno de “Il ragazzo dai capelli verdi” che…nella notte tutto è uguale al giorno. Un errore grossolano. Un materialismo d’accatto e semplicistico, che già qualche lettura della fisica einsteniana potrebbe, facilmente, confutare…
Ma torniamo al tema…
Le Notti di Natale. Ovvero da Natale all’Epifania che, come recita vecchio detto, tutte le Feste spazza via. Dove, però, per feste si deve intendere Feste o Notti incantate. Magiche. Altrimenti non si comprende, perché di feste ordinarie ve ne sono, poi, tante altre. Ma il periodo straordinario è, e resta, questo.
E in questo periodo vi è una figura dominante. E, come sempre accade, controversa. Babbo Natale, o, se vogliamo, Santa Claus, Kriss Kringle…eccetera, eccetera…. Insomma il Vecchio che porta doni ai bambini nella notte fra il 24 e il 25 dicembre. Oggetto, devoto, di culto infantile. Almeno sino a qualche tempo fa …prima che prevalesse il disincanto che caratterizza, purtroppo, questi tempi.
Ora, so bene che molti credono il nostro Babbo Natale invenzione, abbastanza recente, della Coca Cola. Imposto dalla pubblicità, per interessi economici. Insomma, una delle peggiori americanate, che sarebbe andata a sommergere tradizioni,e figure, ben più antiche. San Nicola, Santa Lucia, i Magi, la Befana…
Però è sbagliato. Perché il nostro Babbo Natale è ben più antico. Antichissimo. Anche se è vero che, in epoca recente, è stato cooptato, come immagine, dalla Coca Cola. Che, al massimo, ha scelto il colore dell’abito. Anche se quel rosso vivo non è invenzione recente. Ma uno dei colori, con il bianco/oro abbagliante e il verde bosco, con cui il vecchio Santa si presentava da moltissimo tempo.
Certo, anche il nome è, però, abbastanza recente. Santa Claus. Ovvero San Nikolaus. Il San Nicola venerato da cattolici ed ortodossi, che una leggenda descrive come “portatore di doni”. E arriviamo, quindi, ai primi secoli del Cristianesimo. Che sarebbe già molto, a dire il vero…non fosse che anche questo è un termine artificiale. Il tentativo di ricondurre alla tradizione cristiana – ancorché popolare e mal tollerata dalle Chiese – una figura di molto precedente. E, soprattutto, inquietante.
Già, perché le origini del nostro Santa Claus, o Babbo Natale che dir si voglia, sono molto piu antiche. E, decisamente, meno rassicuranti e allegre.
Perché in lui possiamo rivedere molte figure mitiche. A partire dal norreno Odhin, che cavalca un destriero con otto zampe. Otto, come le renne di Babbo Natale. E guida, nelle notti di profondo inverno, quelle del Solstizio, la Caccia Selvaggia. Adunando, con il suono del corno, creature fantastiche. E sovente paurose.
E tuttavia Odhin può essere portatore di doni. Può premiare chi si è dimostrato valente, e fedele al suo culto. Doni spirituali e doni materiali.
Esattamente come sembra fosse il celtico Gargan. Che, molto prima di divenire il simpatico gigante abbuffone di Rabelais, era figura mitica, strettamente collegata col Dio Solare Belenus. Figlio o ipostasi che fosse. E portava “doni”, nelle notti intorno al Solstizio. Il promontorio del Gargano reca ancora il suo nome. E, guarda caso, sul Gargano vi è un importante santuario dedicato all’Arcangelo Michael.
E, poi, il romano Saturno. Divinità arcaica del Lazio, e signore dell’età dell’oro. A lui erano sacri i SATURNALIA. Le Feste di fine anno, in cui ogni regola veniva infranta, e si celebrava il caos da cui ha origine il cosmos. La rigenerazione, ciclica, del Tempo. Saturno che portava, anch’egli, “doni”. E preludeva alla grande Festa del Sole. Il Solstizio d’Inverno.
Mi fermo, anche se potrei continuare a lungo. Ma questo non vuole essere un saggio di mitologia. Solo, un richiamo ad una tradizione antica. Antichissima. Che continua a vivere, nonostante tutto, nei rituali ordinari del Natale consumistico. Nelle figure pubblicitarie. Nelle decorazioni di negozi e grandi magazzini.
Forse, ricordare che quel Vecchio panciuto e bianco barbuto, che ride sempre e guida una slitta trainata da renne, è ciò che resta, un segno una traccia, di un Dio antichissimo, non sarebbe poi male.
Ci permetterebbe di comprendere meglio cosa sia il Natale. E cosa rappresentino le Dodici Notti che scorrono, tempo straordinario, fino a quella dell’Epifania. E si ripetono ogni anno. Da sempre.
Buon Natale, anzi Buon Solstizio a tutti.



