Don Emilio si svegliò dopo un lungo sonno ristoratore. Era felice: il giorno prima aveva vissuto una giornata diversa e soddisfacente. Quella mattina il sacrestano passò in canonica per avvertire la perpetua che si sarebbe recato al castello con l’asino e il carretto per prendere i molti libri della biblioteca che Don Emilio aveva selezionato il giorno prima.
La trovò in cucina ed aveva già preparato la colazione. Il profumo del caffè aveva inondato la stanza e sul tavolo c’era una torta a cui mancava una grande fetta destinata a rifocillare il sacrestano durante il viaggio. A tutto ciò, vi aveva aggiunto una piccola bottiglia di vino. Il sacrestano non indugiò oltre e sapeva che al suo ritorno gli aspettava un compenso in denaro da parte del pastore molto generoso.
Don Emilio scese in cucina canticchiando e raccontò alla perpetua tutto quello che aveva vissuto il giorno prima. Il vecchio castello abbandonato, a suo parere, poteva accogliere coloro che volevano trascorrere dei periodi in solitudine per ritrovare la via che avevano perduto nella vita routinaria di tutti giorni.
Anche a Don Emilio sarebbe piaciuto ritirarsi in quel luogo di contemplazione se non fosse stato in età avanzata. La solitudine era basilare per ritrovare se stessi e per guarire dai problemi esistenziali. Da seminarista aveva passato un lungo periodo di tormenti interiori e un luogo come quel castello sicuramente lo avrebbe aiutato ad uscirne più in fretta.
La perpetua aggiunse che era giunta l’ora di andare in chiesa per la celebrazione della messa mattutina; capitava talvolta che il pastore perdesse la cognizione del tempo. Quest’ultima lo incoraggiava e sentiva che la sua presenza era divenuta indispensabile.
Quella mattina Don Emilio dovette indossare i paramenti sacri da solo; non c’era nessun chierichetto ad aiutarlo. Dalla sacrestia passò in chiesa, dove erano presenti una quindicina di persone, tra cui due facce sconosciute. Durante la messa avvertì una stanchezza alle gambe che lo costrinse ad appoggiarsi a una sedia; pensò che gli anni trascorsi erano parecchi e incidevano sulla sua salute. In cuor suo, però, diceva che si sarebbe arreso solo quando il buon Dio lo avrebbe deciso.
Giunto al momento dell’omelia, si sentì smarrito, poiché non si era preparato in modo adeguato. Decise di raccontare della sua visita al castello di ieri, un luogo che aveva conosciuto la gloria nei tempi passati e poi era stato trasformato in un collegio ove avevano soggiornato molti studenti durante l’estate per prepararsi nelle materie in cui erano risultati insufficienti. Durante la guerra venne requisito dai tedeschi che ne avevano fatto una fortezza militare e in quel periodo aveva subito dei danni da bombardamenti.
La gente del posto era stata costretta ad assistere a degli avvenimenti davvero terribili in cui la pietà sembrava scomparsa. Anche adesso esistevano delle situazioni familiari che necessitavano della solidarietà e dell’aiuto del prossimo. Infatti, vivevano in paese tante persone sole, ammalate, e anziane prive di alcun sostegno economico e morale. Anche il vescovo, nell’ultima sua visita, gli aveva promesso degli aiuti in viveri che sarebbero stati distribuiti dallo stesso Don Emilio. Quest’ultimo aggiunse che molti anni prima, quando era sacerdote in un’altra parrocchia, aveva creato un centro di accoglienza dove i poveri avrebbero potuto fare colazione alla mattina.
Don Emilio allora era aiutato sia dalla madre che dal sacrestano. Anche molti scolari si recavano al centro per la colazione che consisteva in una scodella di latte e del pane appena sfornato, prima di recarsi a scuola. Nel paese molti soffrivano la fame, dovuta al fatto che vi erano molti reduci della Grande Guerra mutilati e, pertanto, non più idonei al duro lavoro dei campi. In tante famiglie molti uomini non avevano fatto più ritorno, lasciando da soli anziani, donne e bambini. Un aiuto simile poteva essere attuato anche nella sua attuale parrocchia.
Don Emilio osservò l’orologio che aveva al polso, e vide che la predica si era dilungata più del previsto, ma la gente non sembrava spazientita. Al termine della messa, un giovane, assiduo frequentatore della parrocchia, s’avvicinò a Don Emilio e gli promise che si sarebbe dato da fare per aiutare i bisognosi. Tempo addietro anche la sua famiglia aveva conosciuto la povertà, nonostante la madre lavorasse dalla mattina alla sera. A cambiare lo stato delle cose fu il provvidenziale aiuto di un loro vicino di casa di cui ricordavano ancora la generosità.
Anche il pastore volle raccontare una storia che evidenziava il buon cuore di un giovane. Quest’ultimo aveva aperto una piccola osteria al centro del paese. Era frequentata soprattutto da anziani soli e reduci con deturpazioni nel fisico e nell’anima. Alcuni nascondevano le loro menomazioni del volto con delle fasciature. Sapevano che in quel giovane potevano trovare conforto, solidarietà: qualcuno che poteva aiutarli senza chiedere niente in cambio e senza essere discriminati per il loro aspetto.
Un giorno arrivò casualmente nell’osteria un giornalista. Chiese di poter pernottare una notte, ma non essendoci delle camere gli fu proposto di dormire in una stalla in cui c’era un vecchio letto per i viandanti. Frequentando l’osteria ebbe modo di conoscere molti dei suoi avventori ed era incuriosito delle loro vicende umane che venivano trascritte con dovizia in un quaderno nero con una penna stilografica da cui non si separava mai.
Tempo dopo, Don Emilio ricevette un giornale in cui ritrovò le storie dei reduci scritte con trasporto dal giornalista transitato in paese. Un nobile del paese inviò l’articolo alla regina Elena, una donna che si era sempre prodigata nei confronti degli ultimi, meritandosi la Rosa della cristianità: la massima onorificenza conferitale dal pontefice. La sovrana aveva trasformato il Quirinale in un ospedale per ricoverare i soldati feriti nella Grande Guerra e poterli curare personalmente. La sua generosità si mostrò anche questa volta, inviando dei viveri e degli indumenti per questi poveri reduci del paese. Volle, inoltre, incontrarli assieme al consorte Vittorio Emanuele III al fine di offrire loro conforto e un sincero sostegno morale.



