Don Emilio e il vecchio reduce della Campagna di Russia

27 Agosto 2026

 

 

 

 

Don Emilio era caduto sul sagrato della chiesa; non era la prima volta, infatti, gli era capitato di barcollare in altri momenti finendo rovinosamente a terra. Il suo medico di fiducia gli aveva consigliato un breve ricovero in ospedale per poter eseguire degli accertamenti al fine di arrivare ad una diagnosi precisa. Il pastore non era dello stesso parere e il medico, nonostante le motivazioni espresse, non riuscì a convincerlo.

Anche la perpetua ci mise del suo e pensò di avvertire il vescovo. La sera dopo, a cena, ne venne informato don Emilio che andò su tutte le furie, lasciò il cibo sul piatto e si allontanò dalla cucina. La perpetua non replicò; lo conosceva molto bene e lasciò il tavolo apparecchiato, sapendo che dopo alcune ore sarebbe ritornato a mangiare. Non era proprio in grado di dormire a stomaco vuoto. Don Emilio si confidò con il Cristo del suo crocefisso, dicendogli che non aveva intenzione di allontanarsi dalla sua canonica e se doveva morire, voleva che avvenisse in questo luogo. Gli parve che il Cristo gli sorridesse, gli tendesse una mano, e gli consigliasse di non lamentarsi poiché il corpo come l’anima necessitavano di cure. Inoltre, aggiunse di tranquillizzarsi per il suo bene.

Don Emilio si passò un fazzoletto sulla fronte madida di sudore, non perché facesse caldo, ma perché era molto ansioso. Il volto del Cristo era sempre sorridente, ormai conosceva il suo amico, avendo vissuto molte traversie assieme. Le parole del Cristo fecero breccia nella sua mente e il prete ritornò in cucina. Si versò del vino che bevve con gusto: ne aveva proprio bisogno. Non lasciò nulla sulla tavola, mangiò fino all’ultimo pezzetto di pane, e lustrò il piatto talmente bene che l’indomani la perpetua si sarebbe domandata se avesse lavato il piatto.

Dopo la cena si ritirò in camera da letto e osservando il crocifisso, comprese che non era il momento di parlare. Passò una notte inquieta, disturbata da parecchi incubi che terminarono solo al suo risveglio. Più tardi scese in cucina e la perpetua lo accolse con un sorriso compiaciuto, e chiedendogli se avesse passato una notte tranquilla nonostante avesse mangiato abbondantemente. Aggiunse che tra due ore sarebbe arrivata un’auto per trasportarlo in ospedale per gli accertamenti. Il suo medico si era prodigato al fine che venisse visitato dal primario.

La perpetua gli aveva preparato una borsa con degli indumenti, e il suo breviario, donatogli dalla madre. Don Emilio vi aggiunse un crocefisso, che gli avrebbe fatto compagnia durante la degenza.

All’ospedale venne accompagnato dal suo medico. Fu accolto dal primario che lo visitò accuratamente e lo sottopose a degli accertamenti. Il pastore si sentiva sperduto, ma bastava che pensasse al crocefisso per essere più tranquillo. Il primario chiese alla suora del reparto di trovargli una camera perché nel pomeriggio doveva sottoporsi ad altre indagini diagnostiche.

Nella stanza era degente un suo amico d’infanzia, che non vedeva da molti anni. L’incontro portò gioia negli animi di entrambi. Don Emilio si accorse che sulle pareti della camera non vi era appeso un crocefisso. Notò solo un chiodino che testimoniava che un crocefisso vi era stato agganciato un tempo. Il vecchio sacerdote sentiva che le forze lo stavano abbandonando, pertanto, chiese al suo amico di prendere dalla sua borsa il crocifisso che si era portato da casa e di appenderlo. Entrambi si sentirono protetti dalla sua presenza.

Il suo amico raccontò che da qualche settimana era ricoverato in ospedale e che temeva la morte. I medici gli avevano diagnosticato una malattia cardiaca che lasciava poche speranze. Don Emilio cercò di confortarlo e lo rassicurò che Dio non lo avrebbe abbandonato. Queste parole diedero forza al suo amico, che per un attimo allontanò il pensiero della malattia. I due vecchi amici incominciarono a discorrere dei vecchi tempi in cui erano ragazzi spensierati e pieni di salute. Arrivò l’ora del pranzo e al pastore gli fu presentato un vassoio con pochissimo cibo e di scarsa qualità. Con rammarico pensò ai piatti prelibati preparati dalla perpetua, al profumo del pane appena sfornato e alla pentola che cuoceva della carne squisita. Don Emilio si rifiutò, pertanto, di mangiare.

Nel primo pomeriggio fu accompagnato da un infermiere per sostenere degli esami con delle apparecchiature che non aveva mai visto. Al termine delle indagini, il primario gli disse che il suo cuore, nonostante l’età, era ancora in buone condizioni. Il giorno successivo sarebbe stato dimesso con l’unica raccomandazione di non sottoporsi a sforzi fisici e di non agitarsi come era sua abitudine.

Quando salutò il suo amico si accorse di non aver staccato il crocifisso dalla parete e gli sembrò di udire la voce del Cristo che lo consigliava di lasciarlo per il suo amico e per coloro che si sarebbero succeduti. Il suo compagno comprese il bel gesto e si alzò faticosamente dal letto per abbracciarlo e promettergli che sarebbe andato a trovarlo nella sua parrocchia, qualora si fosse ripreso. Don Emilio gli promise che avrebbe pregato per la sua guarigione.

S’incamminò lungo il corridoio e dall’ultima camera sentì provenire dei lamenti. Entrò nella stanza e vide un degente anziano che aveva il volto tra le mani e piangeva disperatamente. Il vecchio prete si avvicinò al letto e si sedette su una sedia, e lo consolò e gli raccomandò di confidare nel buon Dio che non abbandonava mai i suoi figli. Senza che l’uomo proferisse parola, lo benedì e gli donò una corona del rosario che custodiva nella borsa. L’ammalato accennò ad un sorriso e lo pregò di fermarsi poiché aveva bisogno di confessare un segreto che lo tormentava da tanti anni. Durante il periodo in cui combatté in Russia, aveva rubato in una chiesa un calice e un crocefisso d’oro con l’intenzione di venderli per arricchirsi. Ma arrivato a casa, sano e salvo, non ebbe il coraggio di venderli e li nascose in un luogo segreto che aveva poi, dimenticato. Solo nel momento in cui ricevette la corona del rosario benedetta al Santuario della Madonna dei Miracoli gli riaffiorò alla mente il posto del nascondiglio; li aveva posti sotto le assi del pavimento della sua camera da letto.

Don Emilio, che era una persona pragmatica, aveva trovato la soluzione. Gli oggetti sacri sarebbero stati donati da entrambi al Santuario della Madonna dei Miracoli. L’anziano ammalato chiese al prete che gli venisse data l’assoluzione e gli porse un foglietto di carta affinché scrivesse l’indirizzo della sua abitazione; temeva, infatti, di non farvi più ritorno. Don Emilio, prendendo le mani dell’ammalato tra le sue, lo rassicurò: il buon Dio lo avrebbe assistito fino a portare a termine il gesto di riconciliazione della sua coscienza con Lui.

Il pastore venne accompagnato alla canonica dal suo medico. Quando entrarono trovarono la perpetua ad accoglierli calorosamente e con la tavola imbandita per la cena. Anche stavolta il buon Dio lo aveva aiutato, ma d’ora in avanti, doveva porre attenzione agli sforzi intensi. Quella sera, prima di coricarsi, sorrise al suo crocefisso che ancora una volta lo aveva indirizzato a fare la cosa giusta con il cuore. La stanchezza ebbe il sopravvento e si addormentò mentre sentiva i rintocchi delle campane.

Qualche settimana dopo, ebbe l’inaspettata visita da parte dell’anziano malato con gli oggetti sacri. Entrambi si fecero condurre dal sacrestano con un calesse trainato da un asino al Santuario della Madonna dei Miracoli per consegnare gli oggetti sacri trafugati nel periodo bellico. Da quel giorno il vecchio si sentì una persona finalmente in pace con se stesso, una sensazione che non avvertiva da molto tempo. Anche questa volta don Emilio assieme al suo crocifisso aveva compiuto un piccolo miracolo.

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