Donne del Vino: “Nuovo patto tra produttori e ristoratori”. Purché non si dimentichino i consumatori

18 Giugno 2026

“Costruire un nuovo patto tra produttori e ristoratori per valorizzare il vino italiano attraverso carte dei vini maggiormente legate ai territori, politiche di prezzo più equilibrate e un credito d’imposta per chi sceglie di mettere in carta i vini e i prodotti DOP del proprio territorio. È la proposta concreta emersa alla Convention Nazionale dell’Associazione Le Donne del Vino, ospitata in Emilia-Romagna”. E sino a qui, al di là dell’immancabile richiesta di aiuti pubblici attraverso il credito d’imposta, è tutto condivisibile.

Poi, però, si torna alla retorica perdente. Perché ci sarà un motivo, o più motivi, per cui il settore del vino è in difficoltà. Ma le Donne del Vino si guardano bene dall’attaccare quel politicamente corretto che è alla base delle difficoltà. Quella demonizzazione del vino come fonte di ogni male e di ogni malattia. Quella demonizzazione del vino, colpevole di favorire la socialità e anche l’identità culturale. È sociale ma non inclusivo, il vino.

Inoltre tutti i discorsi sembrano essere orientati verso il consumatore altospendente, possibilmente straniero. Il turista bassopensante, da toccata e fuga. Che beve oggi un Brunello e domani un Donnafugata ed è convinto di aver compreso l’anima della Toscana e della Sicilia.

Ma il vino, nel suo complesso, non può sopravvivere senza il consumo interno. Senza il consumo quotidiano in famiglia. Dove anche i ragazzi imparano ad apprezzare, diventando, crescendo, consumatori autonomi.

La sciocchezza del vino bevuto solo in occasioni particolari, anche a causa del prezzo, provoca un allontanamento progressivo ma sempre più rapido, sempre più consistente. E allora le Donne del Vino, che si vantano di utilizzare il doppio delle parole dei colleghi maschi per comunicare, devono diventare le prime interpreti di una comunicazione che rifiuti il politicamente corretto, nemico del vino e della socialità.

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