E il nipotino dove lo metto? Per la famiglia Crosetto le imminenti elezioni europee e per le regionali piemontesi possono rappresentare la grande opportunità di piazzare Giovanni, il nipote del ministro Guido, su qualche poltrona di prestigio e lautamente remunerata. Perché il posto di capogruppo al comune di Torino non è considerato adeguato per cotanto parente. D’altronde il partito di Giorgia Meloni ha combattuto l’amichettismo del PD per sostituirlo con il parentismo: mogli, mariti, partner, cognati, sorelle. Poteva mancare il rapporto tra zio e nipote? Certo che no.
Però ci sono alcuni problemini nel caso di Crosetto. Il nipotino, paracadutato senza aver fatto la consueta trafila nei movimenti giovanili della destra, non è particolarmente amato dai colleghi di Fdi. Anzi, proprio non lo sopportano. Per essere stato imposto senza gavetta, per una campagna elettorale giocata esclusivamente sul cognome, evitando accuratamente di far notare che si trattava del nipote o non del più noto zio. E poi per le sue posizioni politiche che nulla hanno a che fare con chi, di nascosto da lady Garbatella, continua a considerarsi portatore di una identità che non è quella dei neoliberisti al servizio del mercato.
Ma lui, il nipotino, se ne frega. E, dall’alto del suo ruolo regalato, bacchetta senza freni i colleghi di partito. Senza rinunciare mai a prendere pubblicamente le distanze dalle posizioni più tradizionali della destra. Lui si agghiaccia di fronte al ricordo dei ragazzi del Fronte della Gioventù assassinati ad Acca Larentia.
Però il “partito”, entità misteriosa, deve piazzarlo a ben più alti livelli. Prima pareva potesse accontentarsi di una candidatura alle regionali del Piemonte. Poi, però, i suoi sponsor si sono resi conto che – considerando il livello di simpatia e popolarità nell’area – il nipote potrebbe non farcela. E poi, se si va alla conta, si rischia di far emergere un divario colossale rispetto ad altri candidati. Meglio un posto sicuro nel listino. Togliendolo a qualcuno che, magari, avrebbe maggiori diritti e competenze.
D’altronde anche le elezioni europee appaiono un obiettivo eccessivo, nonostante il sostegno dello zio. Ma forse l’impresa più difficile sarà quella di farsi accettare dai colleghi. E non sempre basterà la protezione famigliare per garantire la carriera.

