Dopo il 4 Luglio. Considerazioni inattuali

7 Luglio 2026

 

Il 4 Luglio è passato da appena una manciata di ore. Ed abbiamo ancora negli occhi le celebrazioni per la Grande Festa statunitense.

Anche qui. Anche in Italia, all’Ambasciata statunitense in Via Veneto, nel cuore di Roma. Che ha visto in pellegrinaggio politici e uomini d’affari italiani, pronti a genuflettersi di fronte al rappresentante della Grande Potenza.

A celebrarne i fasti del Compleanno. Con la necessaria, e dovuta, enfasi.

 

Pochi anni, però, a ben vedere. 250 appena. Per uno Stato, per una Nazione, se vogliamo per una cultura è come dire la prima pubertà. O forse nemmeno…infanzia.

 

Un’infanzia, tuttavia, alquanto arrogante. Le celebrazioni, i pubblici discorsi, le dichiarazioni dello stesso Trump – rozzo, certo, ma almeno sincero – ci danno la misura di come gli Stati Uniti concepiscono la Storia. Con la S maiuscola.

 

Inizia con loro. Prima, semplicemente, non c’è nulla.

Nessuna civiltà, o cultura in quelle che chiamiamo, oggi, Americhe. Le civiltà precolombiane, le culture, materiali e soprattutto spirituali, che precedettero per millenni l’errore di Colombo.

Cancellate. Totalmente. Il più grande genocidio, fisico e culturale, mai perpetrato, completamente abraso dalla memoria. Fanno fede, per tutti, i film western. Gli “indiani” cattivi, i bianchi buoni. Con rare, e solo parziali, eccezioni.

 

Passi. Una Nazione deve, necessariamente, costruire i suoi miti. Anche sulla menzogna. E questo è ancora più vero se questa è un impero. Che aspira, e pretende, ad una egemonia mondiale.

 

Vladimir Putin ha mandato un, lungo, messaggio di auguri a Trump. Per il “compleanno” degli Stati Uniti.

 

Non ne posso avere certezza, ma sono convinto che sorridesse sardonico mentre lo dettava.

Pensateci. 250 anni. Per la Russia sono quasi nulla. L’era Sovietica. L’ultimo periodo degli Zar. Neppure fino alle grandi riforme di Pietro il Grande.

 

Prima, un vero oceano di avvenimenti, di storia e storie, di uomini e popoli. Una civiltà che affonda le sue radici nelle origini della prima Rus’ di Kiev. I principi variaghi. Le invasioni mongole.

L’ascesa della Moskova.

 

E non parliamo della Cina. Il secolo dei Mandarini rossi. E prima un impero plurimillenario, che sembra risalire addirittura all’Impero Shang. In quello che siamo usi definire ‘Neolitico”.

E l’Europa? Atene e Sparta. L’impero di Roma. Omero e Virgilio. E secoli, millenni di storia lungo il medioevo. Carlo Magno, gli Svevi. I Comuni e le Signorie. Il nostro Rinascimento.

 

Senza dimenticare, poi, l’Iran, che Trump voleva, arrogantemente, cancellare.

Una civiltà antichissima, che risale a Ciro il Grande. Un ponte fra Oriente ed Occidente.

 

Tutto questo per i nostri Americani non è mai esistito. E, sempre più, sembra non esistere.

 

“Se i classici circolassero di più… Cosa sarebbe l’America se i classici circolassero di più” scriveva Ezra Pound, dando voce al dolore di una élite culturale che sentiva questa condizione come la perdita, o l’assenza, di radici profonde.

T. S. Eliot venne in Inghilterra. E si naturalizzò.

Pound fu a lungo rinchiuso in manicomio.

“L’unico luogo ove potevo vivere negli States” ebbe poi a dire.

Scelse infine Venezia. E lì riposa in una tomba che è un giardino bonsai.

 

E, oggi, vediamo al governo dei nostri paesi europei, dell’Italia nel nostro caso, genti prive di memoria.

Frequentatori del McDonald’s, che festeggiano, da servi, questo 4 Luglio.

Questa manciata di anni, come se esaurissero storia e storie…

 

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