Dopo l’Aja, cosa sta accadendo? Nel mondo e, soprattutto nel nostro Occidente.
Perché questo vertice della NATO è stato importante. Significativo sotto molti punti di vista.
Intanto, come abbiamo già rilevato, per alcune assenze. Giappone e Corea del Sud soprattutto. Che proprio membri della NATO non sarebbero. Ma che sempre partecipano ai suoi vertici da che è stata chiusa la gemella orientale, la SEATO.
Solo che, questa volta, Tokyo e Seul si sono defilate. Non, però, per disinteresse, quanto piuttosto per il contrario. Troppo preoccupate. E, soprattutto, preoccupate di dover pagare loro lo scotto per le intemperanze degli “alleati” europei.

Meglio, quindi, starsene fuori. Per il momento. E vedere che piega prendono le cose.
Soprattutto capirlo. Che non è cosa per nulla facile.
Innanzitutto perché difficile risulta, per tutti, decifrare la posizione di Trump.
Che all’Aja ha incassato, con palese soddisfazione, l’omaggio servile di Rutte e degli alleati europei.
Quelli che, sino a ieri, strillavano contro di lui, lo consideravano un rozzo venuto dal nulla, si sono genuflessi. Rendendogli omaggio.
Certo, sulla loro sincerità i dubbi sono più che leciti…ma vogliamo mettere in conto la soddisfazione personale?
E, poi, c’era quella questioncina delle spese per l’armamento NATO. Che Trump vuole almeno al 5% di ogni bilancio europeo. Ovvero oltre il doppio di quelli che già sono i maggiori contribuenti. Tradotto, una bella paccata di miliardi.

Un onere per gli europei. Che dovranno compensare con ulteriori tagli allo Stato Sociale. Restrizioni per i cittadini, sanità, scuola…
Hanno accettato tutti. Allineati e coperti. Tranne la Spagna, che ha detto, chiaro e tondo, che non se ne parla nemmeno, che non se lo può permettere. A meno di non fare pagare lo scotto agli spagnoli. Cosa che il governo di Madrid non intende assolutamente fare.
Tanto di cappello.
Trump si è infuriato con Madrid. Ed ha minacciato ritorsioni. Dazi pesanti e altro.

Però nel complesso deve essere soddisfatto. Ha ripreso il controllo della Alleanza, e i suoi leader danzano alla musica da lui prescelta. Chi malvolentieri, chi con, apparente, entusiasmo. Come la Damigella di Roma.
Da notare che Zelensky è restato fuori della porta. Escluso perché gli Stati Uniti si sono schierati con Turchia, Ungheria e Slovacchia, dichiarando, apertamente, che l’Ucraina non fa parte della NATO, né è previsto che vi entri nel prossimo futuro. Quindi…fuori dai piedi.
E questo è anche un ceffone al Segretario Rutte. Che lo ha beccato, e subito si è prostrato davanti a Trump. Servile.
Insomma, Trump è risultato vincitore. Il vertice NATO dell’Aja ha sancito che l’Alleanza ha un comando e un padrone. Che quelle di Merz, Macron ed altri di fare da soli nel confronto/scontro con la Russia, altro non erano che velleità. Prive di sostanza.

Resta tuttavia il dubbio su cosa intenda fare Trump, ora che ha riallineato la NATO ai suoi ordini.
Ha chiesto più spese per il riarmo – cosa che andrà a tutto vantaggio dell’industria americana – ma non ha detto se e come queste armi verranno usate.
Un grosso punto interrogativo.
Intanto Putin riduce la spesa militare russa. Che sappia qualcosa che a noi europei resta oscuro?