Dopo l’Ocse, anche l’INPS smentisce le favole dei famigli di sora Giorgia

11 Luglio 2026

Non bastava l’Ocse a sottolineare come i salari reali italiani continuino a ridursi. Peggio fa solo la Nuova Zelanda. Adesso ci si mette anche l’INPS a criticare le politiche economiche del governo. Oddio, bastava non chiamarsi Speranzon per accorgersi che c’era qualcosa che non funzionava, se l’occupazione continuava a crescere e il Pil continuava a ristagnare. Anzi, senza i soldi del Pnrr, l’Italia sarebbe in recessione.

Salari troppo bassi. Lo sanno tutti, tranne Speranzon e Sallemi. Ma l’INPS fa notare che bassi salari, con contributi ridotti (anche a causa della precarietà di molti contratti), porteranno a pensioni sempre più misere. Insufficienti per vivere ed anche per sopravvivere. Basti pensare alla spesa degli anziani per la sanità.

Ma il rapporto INPS ricorda anche la grande spesa pubblica per aiutare le imprese. Secondo la solita logica del privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

C’è anche un altro aspetto del rapporto che andrebbe fatto leggere, ed imparare a memoria, ai famigli di sora Giorgia che blaterano di interventi a favore della maternità e per combattere la denatalità. Cosa servirebbe davvero? Non gli interventi a pioggia che assomigliano tanto a spot elettorali, ma più servizi, più asili nido e, soprattutto, più smartworking.

Il lavoro a distanza che favorisce la vita in famiglia; che potrebbe alleggerire la eccessiva pressione abitativa nelle grandi città; che, riducendo la popolazione urbana, ridurrebbe anche il numero di condizionatori accesi che aumentano i consumi ed il riscaldamento delle città. Ma servirebbero servizi nelle aree interne, quelle linee ferroviarie che erano state realizzate tra le due guerre e che sono state smantellate in nome della democrazia (e degli Agnelli). Servirebbero ospedali e servizi sanitari.

Servirebbero, soprattutto, idee e coraggio per realizzarle.

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