Dopo Santa Lucia

14 Dicembre 2024

 

 

Con Santa Lucia, il 13 Dicembre, si apre un “periodo” di dodici notti. Che culminerà nel Natale.

Dodici notti di attesa, se vogliamo di Vigilia. Ma anche dodici notti oscure. Fredde e…pericolose.

 

Perché l’attesa, se vogliamo la Vigilia, è sempre gravida di qualcosa di indefinito, di una incertezza minacciosa. E Lucia è la figura che apre questo periodo.

Lucia, identificata dalla chiesa con la Santa siracusana. Cui viene, dalla tradizione leggendaria, attribuita la funzione di protettrice degli occhi. Che avrebbe, miracolosamente, recuperato, riprendendo a vedere, dopo che le erano stati strappati. Questo, secondo il racconti del suo martirio.

 

In realtà Lucia è figura molto più antica. Molto più antica della Santa cristiana con cui si è voluta, poi, identificarla. Lucia,o meglio Lussia, è infatti una divinità femminile, tipica del mondo germanico antico. E portata in Italia e altrove dalle migrazioni. In particolare, da noi, dai Longobardi, che giunsero nelle nostre terre da oriente. Dove, per altro, il culto di Santa Lucia è estremamente diffuso, dall’Europa centrale alla Russia.

Così come permane, con forte tradizione, in Svezia. Paese luterano, e quindi che non venera i Santi. Ma dove il 13 Dicembre permane l’uso di una grande festa in onore di Lucia. E le fanciulle, vestite di bianche tuniche e con una corona di candele accese sul capo, sfilano per le vie di città e paesi.

 

Lussia o Lucia significa l’invocazione, e quindi l’evocazione, della Luce nel momento più oscuro dell’anno. I dodici giorni, o meglio le dodici notti precedenti l’antica festa del Solstizio. Che veniva celebrata il 25 Dicembre, quando l’allungarsi delle ore di luce diventa, finalmente, percepibile.

 

Certo, era un tempo festa agricola. Ma ha sempre rivestito anche una funzione simbolica d’altro tipo. Spirituale, se vogliamo usare questo termine.

La Luce in lotta con la tenebra. Per dodici notti inquiete. Popolate, nelle leggende, di figure spettrali. Fantasmi e mostri. Le tradizioni popolari, quelle che un tempo – che sembra oggi remoto, anche se davvero lontano non è, due, al massimo tre generazioni – venivano ancora raccontate durante i filò. In forma di fiaba, certo. Ma ben rappresentando una sorda paura della tenebra. E l’attesa, colma di speranza, del ritorno della Luce. E del calore.

 

Qui, tra i monti ove mi trovo, usano per Santa Lucia dei dolci. Delle specie di pani zuccherati, in forma di asinello e di scalette.

Sono i doni della Santa, o, se vogliamo, dell’antica e imperscrutabile Lussia. L’asino che cavalca nella notte sicuramente. La scaletta con cui sale alla finestra od al camino, per portare i suoi, semplici doni.

E nella sera i bambini usano ancora fare la “strozzega”. Ovvero correre per le vie del borgo con barattoli legati con corde. Un frastuono. Però un frastuono apotropaico. Per mettere in fuga, allontanare, in attesa della Luce, i demoni che popolano queste notti di tenebra.

E che verranno sconfitti solo con l’aurora di Natale.

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