La speculazione in atto in tutte le località turistiche italiane – dalle città d’arte ai paesi delle Riviere e delle montagne – sta spingendo verso la creazione di un doppio sistema di prezzi. Più elevati per i turisti che osano infastidire i negozianti dei paesi invasi, più bassi per i residenti.
Non sempre è facile, soprattutto in città. Anche se esistono già abbonamenti differenziati ai mezzi pubblici di trasporto in alcune località. Il problema è nei negozi. Perché la logica di alzare i prezzi per approfittare dei turisti, finisce per penalizzare anche i residenti. Pagare 3 euro per un litro di latte, pagare la carne a prezzi da gioielleria, pagare la verdura il doppio rispetto ad un supermercato di città, rischia di diventare un problema per i residenti che non vivono di turismo e che non possono aumentare i ricavi a piacere. Ci sono stipendi fissi, ci sono pensioni che non aumentano in proporzione ai flussi turistici.
Dunque nei paesi si sopperisce con i doppi prezzi. Ridotti per i compaesani. Creando però conseguenze non sempre gradevoli. Perché far pagare prezzi differenti a un gruppo di amici in cui parte sono indigeni e parte allogeni diventa imbarazzante ed anche stupido. E basta mandare a far la spesa un residente, da rimborsare successivamente, per aver diritto agli sconti. In ogni caso si generano polemiche e malcontento. Non è il massimo per chi vive di turismo.
E poi come fare in città, dove non ci si conosce? Prezzi differenti a seconda della carta di identità?
Ci sarebbe un’alternativa: smettere di speculare sui prezzi. Ma è improponibile..

