Il massiccio attacco di droni contro la Russia è stato, quasi totalmente, fermato. E gli ordigni distrutti prima che potessero nuocere in qualche modo.
In sé questa non sarebbe una grande notizia, non fosse per quanto appurato dai russi. E reso pubblico, in modo ancorché non propriamente ufficiale.
Perché i droni in questione non sembrano siano partiti dalla Ucraina, bensì dalla Finlandia. Ovvero da un paese “neutrale” e, per di più fresco di adesione alla NATO.
La notizia, naturalmente, non compare sulle testate ufficiali, i Tg e i Giornaloni che rappresentano la libertà d’informazione delle nostre democrazie occidentali. Tuttavia ha ampia circolazione sulla rete. Ed è cosa che si può dare per certa. Senza tema di smentita alcuna.
Ora, credo sia evidente anche per un’anima addormentata che un tale attacco costituisce, a tutti gli effetti, un atto di guerra. Pubblica e dichiarata. E che, altrettanto certamente, un’iniziativa finlandese di questo tipo ben difficilmente può venire addossata alla sola Helsinki.
È pur vero che in Finlandia vige un governo, guidato da Petteri Orpo, di centrodestra, che ha recentemente portato il paese nella Nato, dopo una lunga storia di neutralità. Neutralità, per altro, sancita in base ad un accordo internazionale fra USA ed URSS, e non prodotta da una semplice volontà nazionale dei finlandesi, e che, comunque, ha a lungo garantito pace e prosperità al paese.
Ma, evidentemente, i vecchi accordi tra Washington e Mosca non sono più considerati validi. Tant’è che gli americani si sono affrettati, nel 2023, ad ammettere Helsinki nella NATO, in spregio a tutti i precedenti accordi con la Russia.
Ciò detto, di per sé stesso non giustifica l’attacco con droni di queste ore. Che non può essere imputato al solo governo finlandese, pur considerandolo preda dello zelo, suicida, di un neofita.
È infatti evidente come questa azione rappresenti una, palese, provocazione. Da parte almeno di alcuni settori della NATO, che vogliono spingere la Russia ad una reazione inconsulta. E tale da giustificare uno stato di guerra con l’Alleanza Atlantica nel suo complesso.
Diciamo “alcuni settori”, perché è palese come la direzione della NATO sia, in questo momento, confusa ed ondivaga. Condizionata, pesantemente, dall’incombere delle elezioni statunitensi,
Elezioni dalle quali potrebbe sortire una nuova Presidenza Trump. E questo nonostante lo sforzo, anche e soprattutto mediatico, per cercare di portare alla Casa Bianca Kamala Harris. Per inciso, una scelta di risulta, mai avvallata dall’elettorato democratico, e divenuta inevitabile dopo il tirarsi indietro degli altri, potenziali e piu credibili, candidati democratici.
Trump, è risaputo, non vuole tensioni e conflitti con la Russia. Ed ha più volte dichiarato che, una volta tornato alla Casa Bianca, porrà fine rapidamente a tale conflitto. Abbandonando Zelensky e i suoi al loro destino, ma anche mettendo in crisi gli interessi finanziari che su questa guerra hanno scommesso. E dalla quale traggono enormi profitti.
Di qui la necessità di accelerare i tempi. Causando una frattura insanabile tra NATO e Russia. Tale da non poter permettere neppure a Trump, se eletto, una rapida trattativa di pace.
Così sono tornati utili, o se vogliamo utili idioti, proprio i finlandesi. Che vengono usati come base per lanciare droni contro la Russia. Nella speranza che questa abbia una reazione inconsulta, tale da trascinare il mondo in un conflitto dal quale sarebbe, praticamente, impossibile uscire in breve tempo. Per chiunque, anche per Donald Trump.
Per ora, però, sembra che la Russia, ovvero Putin, non stia cadendo nella tela. E finga di credere che l’attacco di droni venisse dall’Ucraina.
Finga…pur facendo sapere al mondo che la verità è ben altra…


