…E anche il commercio smentisce il falso trionfalismo di Urso e famigli

7 Marzo 2024

No, non ce la possono fare. Urso e Meloni sono troppo impegnati a raccontare che tutto va bene per potersi degnare di dare un’occhiata ai dati reali. Potrebbero affidare il compito a uno dei famigli miracolati con un posto di governo o sottogoverno. Ma non è detto che capirebbero. Così dal territorio si moltiplicano i segnali di preoccupazione, puntualmente ignorati. Ieri è stata la volta dell’Ascom-Confcommercio, con i dati relativi all’andamento delle imprese del terziario. Dati torinesi, ma con tendenze sostanzialmente in linea con quelle nazionali.

Con una eccezione sostanziale. Solo il 20% delle imprese subalpine si rivolge al credito bancario per effettuare investimenti. Mentre a livello nazionale la percentuale sale al 29%. Che è comunque un dato modestissimo. Perché significa che la stragrande maggioranza delle imprese italiane del settore commerciale non investe. E, senza investimenti, non si cresce. Quanto, poi, al dato torinese, la spiegazione è disarmante: “A Torino i commercianti rilasciano sempre lo scontrino, rispettano i contratti di lavoro e pagano i debiti con i fornitori”. Tanto è vero che la richiesta di credito per la ristrutturazione del debito interessa il 17% delle imprese, 6 punti in più rispetto alla media nazionale. Come ad ammettere che l’onestà non paga.

Ma non è l’unico dato che dovrebbe far riflettere i millantatori della ripresa italiana e del nuovo miracolino economico. La stragrande maggioranza della clientela ha ridotto gli acquisti. E, tra questi, il 10,8% ha puntato sulla riduzione del valore degli acquisti, il 32,7% del volume e il 56,5% sia del volume sia del valore. Le ragioni? Soprattutto la riduzione della capacità di spesa delle famiglie, e poi l’aumento dei prezzi e la necessità di risparmiare. In pratica la realtà rimossa e negata dal ministro Urso. Non incide, invece, l’alibi gretino, sulla riduzione di capi di abbigliamento invernali a causa del cambiamento climatico. Solo un 7% lo cita come spiegazione, tra l’altro sulla possibilità di risposte multiple.

La situazione, in sostanza, è difficile per il commercio. Con solo turismo e ristorazione che nascondono una crisi molto pesante per i negozi tradizionali. E la mancanza di investimenti acuirà le difficoltà. “Serve una maggior attenzione del governo al settore ed al potere d’acquisto delle famiglie” afferma Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom. Ma, ovviamente, si illude. Perché i soldi servono per acquistare nuove armi per le guerre americane in Europa.

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