E ora… i Beluci

20 Gennaio 2024

 

 

Gaza brucia, ormai, da più di cento giorni. Al confine libanese, ogni giorno di più si intensificano gli scontri tra Hezbollah ed Israele.. in Siria i raid di israeliani e americani da un lato, degli iraniani dall’altro gettano nuova benzina sul fuoco di un conflitto che perdura da dieci anni. Ed anche in Iraq si palesa un nuovo terreno di scontro. Poi lo Yemen. La missione navale NATO, che doveva mettere in sicurezza la rotta di Suez, dopo gli attacchi anglo-americani alle basi degli Houthi, sta trasformandosi un una vera e propria azione di guerra. Tale da bloccare ogni accesso al Mar Rosso per un tempo difficile da definire.

E ora arrivano anche i Beluci.

Già… i Beluci. Un popolo iranico del quale, fino ad oggi, quasi nessuno, tranne pochi specialisti, conosceva l’esistenza. E di cui si ignora persino il numero esatto. 15 milioni, dicono le enciclopedie. Ma è un dato monco e impreciso. Perché si basa solo sui residenti nel Belucistan pakistano. Conosciuto, da epoca antica, come Makran. E nulla ci dice su quelli che abitano la provincia di Sistan-Bakucustan in Iran. E ancora meno su quelli che vivono nel sud dell’Afghanistan. La regione di Kandahar, Nimruz ed Helmand.

 

Un popolo, o meglio un insieme di tribù prevalentemente di fede sunnita. Ma con una forte componente sciita. Storicamente divisi da sempre. Ma, da decenni, animati da movimenti che sognano un Belucistan unito e indipendente. Movimenti di guerriglia. Terroristi, secondo le classificazioni internazionali. Che, idealmente, aspirano ad unità ed indipendenza. Ma che, nella pratica, agiscono separatamente. Divenendo, a seconda degli obiettivi e delle occasioni, strumenti nel gioco di tensioni e contrasti fra Teheran ed Islamabad.

 

Così Martedì scorso l’aviazione iraniana ha colpito delle basi dei guerriglieri Beluci in territorio pakistano. E, a breve giro di posta, è arrivata la risposta del Pakistan. Che ha attaccato altre basi Beluci. Site queste, però, nella provincia iraniana.

 

Gioco intricato e di difficile comprensione per noi occidentali. Perché saremmo indotti a credere che gli indipendentisti Beluci siano parimenti nemici di Tehran e di Islamabad. In realtà, però, i diversi gruppi vengono utilizzati nel confronto, diciamo così, per procura tra le due potenze regionali.

Quindi, questi raid incrociati, violando il territorio del vicino, rischiano di fare deflagrare lo scontro tra pakistani e iraniani. Anche perché l’Iran è la guida del mondo sciita. E in Pakistan vige una rigidissima ortodossia sunnita al potere. Ispirata dalle madrase Deobandi. Quelle, per intendersi, che hanno a suo tempo formato i Taliban. Gli studenti coranici afghani.

Tra Iran e Pakistan la ruggine è storia vecchia. E anche la partita a scacchi per il controllo del Belucistan. Che riveste un’importanza geopolitica strategica, rappresentando la via meridionale per l’India. La stessa percorsa da Alessandro Magno. E che l’Impero Britannico fece, a lungo, di tutto per controllare.

A questo si aggiunga che, oggi, è percorso di un importante gasgotto.

E, soprattutto, ospita, in territorio pakistano, un importantissimo porto commerciale. Uno snodo della Via della Seta Marittima di fatto costruito e controllato da Pechino. Con maestranze integralmente, o quasi, cinesi.

 

Basta osservare questo scenario complessivo, per comprendere che quella del Belucistan è ben altro che una (vecchia) tensione regionale, improvvisamente riaccesasi.

Rappresenta, piuttosto, un ulteriore snodo del conflitto globale che sta travolgendo tutto il Grande Medio Oriente.

 

Difficile, ora come ora, prevedere l’evoluzione della situazione. Però è necessario e inevitabile constatare come questo nuovo focolaio di conflitto – tra l’altro tra due potenze, Iran e Pakistan, in grado di ricorrere ad un arsenale atomico – intervenga a rendere ancora più caotica la situazione di tutto il Grande Medio Oriente. Favorendo quelle forze, non necessariamente solo potenze statuali, che dal disordine e dal dilagare dei conflitti traggono vantaggio.

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