Sento, in televisione, Davide Parenzo, popolare (dicono) commentatore de LA7, definire Erdogan, il Presidente della Turchia, un “dittatore”.
Senza battere ciglio, e con l’usuale sorrisetto saputo sulla faccia.
Ora, io non nutro una particolare simpatia per il Presidente turco Recep Tayyp Erdogan, ma di fronte a tale affermazione resto…alquanto perplesso.
Soprattutto perplesso che nessuno, proprio nessuno dei molti giornalisti e analisti presenti si preoccupi di correggere il conduttore.
Dunque, Erdogan potrà non essere simpatico a molti, e la sua politica è, certo, discutibile. Come tutte le politiche, per altro. Ma una cosa è sicura: non è assolutamente un dittatore, ma un Presidente regolarmente eletto in Turchia. Ed eletto, per altro, dopo un notevole agone con i suoi avversari, in particolare i vecchi kemalisti e i dissidenti dissociatosi dal suo stesso partito, l’AKP.
Perché, ci piaccia o meno, l’odierna Turchia è una democrazia. E lì i presidenti vengono eletti. A suffragio universale.
Se si vuole fare finta che così non sia, padroni. Ma si mente, sapendo di mentire.
Certo, Erdogan soprannominato (ma è solo soprannome) il Sultano, procede per una via politica impervia. E, per molti versi, discutibile. Tuttavia quello che discutibile non è, è l’estrema decisione delle scelte che ha fatto. Pagandole, spesso, care. Sia con sconfitte pesanti in importanti elezioni locali – si pensi alla perdita della sua Istanbul – sia con il rischio di un colpo di stato militare. Al quale, per altro, non era certo esente una longa manus…atlantica. Cosa di cui il nostro si ricorda molto bene.
Come si ricorda bene che a salvargli la ghirba furono i russi. Che lo avvertirono della minaccia imminente, mentre era al mare, con la famiglia.
Russi che non ama particolarmente e che, di certo, non lo amano.
Ma la politica internazionale piaccia o meno, si fa così.
Strani compagni di letto, insomma.
E così Erdogan ha assunto un ruolo forse ambiguo, ma sicuramente estremamente importante ed autonomo sullo scacchiere internazionale.
Portando la Turchia a divenire un riferimento per tutti quei musulmani arabi che, pur lontanissimi da Tehran, non amano Israele e le sue politiche.
Ruolo difficile, certo. Perché il nostro deve giostrarsi tra israeliani ed iraniani. Attento a non tracimare da un lato o dall’altro. Veemente critico degli attacchi di Israele contro i palestinesi. Epperò ben attento a non farsi trascinare nel campo di Tehran. A non schierarsi, insomma.
Questo gli ha permesso di riallacciare i rapporti, da tempo in crisi, con l’Egitto. Dove Al Sisi ha vitale necessità di trovare nuove sponde, essendo le relazioni con gli europei, e soprattutto con la Francia, ormai divenute effimere.
E, soprattutto, Erdogan sta giocando con un ruolo sempre più autonomo sullo scacchiere internazionale.
Infatti, pur facendo parte organica della NATO, la sua Turchia si muove con molta libertà nei confronti della Russia. Vicino ingombrante, e che, per altro, ha dato più di un segnale di disponibilità.
Tant’è che gli Americani, e in genere la NATO, incontrano non poche difficoltà ad agire nel Mar Nero…di cui Erdogan detiene, indiscutibilmente, le chiavi di accesso.
Al tempo stesso, la Turchia si è trasformata in un, fondamentale, Hub per il trasporto del gas centroasiatico verso l’Europa. Tant’è che viene ampiamente utilizzata sia dai russi che da molti europei come canale di trasporto. Per eludere i divieti scattati con la guerra in Ucraina.
Un gioco importante. E, indubbiamente, pericoloso. Tant’è che il Sultano si espone sia a critiche interne, e a risultati elettorali deludenti, sia al rischio di una qualche reazione statunitense. Visto che Washington vede come fumo nero sia la sua posizione in Medio Oriente, sia il suo ruolo, neppure tanto occulto, nel commercio di gas russo in occidente.
Tuttavia, lui tira dritto per la sua strada. Testardo e, forse, un po’ arrogante. Ma, altrettanto certamente, deciso.
Se questo lo porterà dove vuole arrivare è, ora come ora, ben difficile prevederlo.
Tuttavia una cosa è certa. Potente, forse prepotente di carattere, Erdogan non è un tiranno. Non è un dittatore, come sostenuto dall’ineffabile Parenzo.
Che, forse, farebbe meglio a guardare altrove. A casa propria, per intendersi. Ovviamente non sto parlando dell’Italia…



