Non c’è mai pace a Bruxelles. Mai un momento tranquillo per Von Der Leyen, Kàllas e corte di eurocrati.
Avevano appena finito di festeggiare il, presunto, ritorno di Budapest all’ovile comune, che eccoti subito un’altra grana.
E una grana davvero aspra da ingoiare.

La Bulgaria ha votato. E dal voto, di proporzioni davvero bulgare, è risultato vincitore Rumen Ràdev, già Presidente della Repubblica, dimessosi proprio per candidarsi alle politiche.
E con un preciso programma. Riprendere i rapporti con Mosca. Facendola finita con un’assurda chiusura che sta mettendo allo stremo l’economia di un paese ancora in via di sviluppo.
Disperazione delle nostrane vestali del, cosiddetto, “europeismo”. Che vorrebbero tutti i paesi della UE proni di fronte ai diktat della Commissione di Bruxelles.
E che amano questo Parlamento Europeo la cui massima competenza è disquisire sulla curvatura delle banane.
Lasciando ad altri il fare politica.
Ci sarebbe, però, un piccolo particolare. Che inquieta eurocrati e loro stolidi sostenitori.
Radev è uomo di sinistra. E grazie a lui la sinistra ritorna al governo di Sofia, scalzando una “destra” sgangherata e totalmente appiattita sui diktat della UE.

Sinistra, ma filo-russo, ci viene suggerito dall’ordinaria macchina del fango.
Piuttosto, realista. E, quindi, cosciente che per la sua Bulgaria è impossibile prescindere dal rapporto con Mosca.
Che è rapporto profondo. Storico e culturale, prima ancora che economico come oggi, ormai è divenuto.
Radev è ben conscio del legame storico fra bulgari e russi. Non a caso l’alfabeto cirillico fu ideato dai Santi Cirillo e Metodio per scrivere il bulgaro, e poi traslato per la lingua russa.
Non a caso a Sofia si vedono ancora i segni della liberazione dal dominio ottomano portata dalle armate degli Zar.
E, poi, vi è naturalmente anche l’interesse contingente.
La Bulgaria è paese in via di, grande, sviluppo. Per il quale dipende in grande misura dal gas e dal petrolio che le arrivano da Mosca.

Tagliare questo cordone ombelicale, e comprare idrocarburi dai petrolieri statunitensi, come pretenderebbe l’asservimento degli eurocrati, sarebbe peggio che un danno.
Un vero e proprio suicidio. Tale da respingere l’intero paese verso una condizione di arretratezza e sottosviluppo.
Radev, quindi, ha innalzato la bandiera dell’interesse nazionale. E ha stravinto.
Destra e sinistra non contano. Sono solo cascami del passato. Ora bisogna fare i conti con la realtà.
Non si può non notare come questa vicenda bulgara rappresenti un preciso segnale.
La UE, con le sue pretese e il suo essere asservita a interessi che nulla hanno a che spartire con i popoli europei, è solo un carrozzone funebre.
Mettono, o credono di aver messo, una toppa in Ungheria. E, subito, si apre un’altra falla in Bulgaria.
Un sistema di potere avulso dalla realtà. E legato ad interessi che nulla hanno a che fare con l’autentica Europa.
Sta morendo. Anzi appare già in, avanzato, stato di decomposizione.