Ma esiste davvero la cucina italiana? Per Alberto Grandi, che scrive libri per demolirne l’idea, ovviamente no. Assomiglia a Scurati che, per far cassa, scrive libri su Mussolini tra errori storici, giustificati con il fatto che si tratti di semiromanzi e non di saggi, ed esplosioni di odio. E, che combinazione, a glorificare le posizioni di Grandi sul Corriere della Sera è Alessandro Trocino, il Berizzi del Corriere. Tutti uniti nella lotta contro il fascismo che non esiste.
Comunque la tesi di fondo è che la cucina italiana non esiste, e non merita il riconoscimento Unesco, perché la cucina della Penisola e delle Isole non è nazionale bensì regionale o, meglio ancora, territoriale, diversa in ogni singolo borgo. Vero, e la grandezza alimentare è data proprio da questa diversità, da questa tavolozza di sapori, di colori, di medesimi prodotti preparati in mille modi differenti. Per questo diventano meno italiani?
Forse sì, ma allora non esiste la cultura italiana perché è legata alle medesime differenze. Il cibo è cultura, e allora la cultura della Sicilia non è quella del Trentino, la cucina e la cultura della Puglia sono diverse dalla cucina e dunque dalla cultura della Lombardia. E, per estremizzare il ragionamento, la cultura del Novarese è diversa da quella delle vallate occitane dello stesso Piemonte poiché i formaggi sono profondamente differenti.
Ignorano, Grandi e Trocino, la bellezza di una convivenza che tuteli e valorizzi le diversità. Quanto all’Italia, dal momento che la stragrande maggioranza degli abitanti parlava ancora nelle lingue locali sino all’avvento della TV, occorre cancellare l’idea stessa di italianità? Ma il nemico della cucina italiana ipotizza che si punti sul cibo perché si ha paura di non essere apprezzati sotto l’aspetto culturale. Beh, se fosse così sarebbe più che comprensibile. Quali sono i campioni da esportazione della cultura nazionale? Saviano? Fedez? Gli ultimi vincitori di Sanremo? Architetti banali ed indifferenziati? I finalisti di premi letterari privi di ogni decenza e credibilità?
Dove, però, Grandi mente e probabilmente sa di mentire, è sul mancato interesse estero nei confronti dell’alimentazione italiana. Falso! La propaganda dell’Occidente collettivo è scatenata per cancellare ogni aspetto della cultura europea ed italiana e, mancando culture caratterizzanti in altri ambiti, si punta sul cibo. Cibo spazzatura, fast food per abbreviare i tempi degli incontri conviviali, insetti e alimenti da laboratorio per sostituire le tradizioni. Che non saranno locali e non nazionali, ma sempre di tradizioni si tratta.
Ed ora gli antifà attaccano il cibo italiano..
Ma esiste davvero la cucina italiana? Per Alberto Grandi, che scrive libri per demolirne l’idea, ovviamente no. Assomiglia a Scurati che, per far cassa, scrive libri su Mussolini tra errori storici, giustificati con il fatto che si tratti di semiromanzi e non di saggi, ed esplosioni di odio. E, che combinazione, a glorificare le posizioni di Grandi sul Corriere della Sera è Alessandro Trocino, il Berizzi del Corriere. Tutti uniti nella lotta contro il fascismo che non esiste.
Comunque la tesi di fondo è che la cucina italiana non esiste, e non merita il riconoscimento Unesco, perché la cucina della Penisola e delle Isole non è nazionale bensì regionale o, meglio ancora, territoriale, diversa in ogni singolo borgo. Vero, e la grandezza alimentare è data proprio da questa diversità, da questa tavolozza di sapori, di colori, di medesimi prodotti preparati in mille modi differenti. Per questo diventano meno italiani?
Forse sì, ma allora non esiste la cultura italiana perché è legata alle medesime differenze. Il cibo è cultura, e allora la cultura della Sicilia non è quella del Trentino, la cucina e la cultura della Puglia sono diverse dalla cucina e dunque dalla cultura della Lombardia. E, per estremizzare il ragionamento, la cultura del Novarese è diversa da quella delle vallate occitane dello stesso Piemonte poiché i formaggi sono profondamente differenti.
Ignorano, Grandi e Trocino, la bellezza di una convivenza che tuteli e valorizzi le diversità. Quanto all’Italia, dal momento che la stragrande maggioranza degli abitanti parlava ancora nelle lingue locali sino all’avvento della TV, occorre cancellare l’idea stessa di italianità? Ma il nemico della cucina italiana ipotizza che si punti sul cibo perché si ha paura di non essere apprezzati sotto l’aspetto culturale. Beh, se fosse così sarebbe più che comprensibile. Quali sono i campioni da esportazione della cultura nazionale? Saviano? Fedez? Gli ultimi vincitori di Sanremo? Architetti banali ed indifferenziati? I finalisti di premi letterari privi di ogni decenza e credibilità?
Dove, però, Grandi mente e probabilmente sa di mentire, è sul mancato interesse estero nei confronti dell’alimentazione italiana. Falso! La propaganda dell’Occidente collettivo è scatenata per cancellare ogni aspetto della cultura europea ed italiana e, mancando culture caratterizzanti in altri ambiti, si punta sul cibo. Cibo spazzatura, fast food per abbreviare i tempi degli incontri conviviali, insetti e alimenti da laboratorio per sostituire le tradizioni. Che non saranno locali e non nazionali, ma sempre di tradizioni si tratta.
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