I filo atlantisti iniziano bene l’anno in Africa settentrionale, creando un grave problema alla strategia di espansione russa. Perché si è spaccato il fronte che vedeva schierati dalla stessa parte Algeria ed i cosiddetti stati golpisti, dal Mali al Burkina Faso ed al Niger. Tutti Paesi legati, in un modo o nell’altro, a Mosca. Tramite storiche alleanze ufficiali, nel caso algerino, o attraverso l’invio di truppe regolari o mercenarie negli altri casi.
La situazione è però cambiata a causa degli scontri in Mali tra le truppe del governo, sostenute dai militari della Wagner, ed i ribelli. Soprattutto i tuareg che sono stati ricevuti con tutti gli onori ad Algeri. Suscitando le proteste del Mali che ha richiamato l’ambasciatore. Gli atlantisti ne hanno subito approfittato. Attraverso il piano Mattei, ovviamente. O forse no. Visto che è un problema che interessa il Mediterraneo, l’Italia è come sempre assente.
Ad intervenire è stato il Marocco, il Paese dell’area più vicino all’Occidente. Rabat ha improvvisamente deciso che golpe o non golpe, i Paesi diventati avversari dell’Algeria erano passati nel campo dei buoni. E, dunque, il Marocco poteva offrire non le chiacchiere italiane su un piano che non decolla, ma denaro e aiuti per le infrastrutture e per uno sbocco commerciale sulla costa atlantica, In cambio di un piccolo cambiamento di posizione su un tema che sta a cuore a Rabat. Il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale dove opera il Fronte Polisario, riconosciuto da Algeri. E sostenuto dalle organizzazioni di destra ma non dai politici ufficiali della stessa destra.
Ma, probabilmente, il ministro degli esteri italiano ignora che sia l’Algeria sia il Marocco si affacciano sul Mediterraneo. Lo sguardo di Roma si ferma a Tunisi. Al di là della Tunisia e della Libia la cartina del ministro è rimasta alla scritta Hic sunt leones..

