El Merlu de Muntanera. Il Merlo di Montanera. È il nome scelto da Mauro Camusso, alla guida dell’azienda vitivinicola L’Autin, per un nuovo vino ricavato da un vitigno autoctono praticamente sconosciuto e quasi scomparso: il Montanera di Perosa. Un rilancio, una riproposizione che poteva sembrare un azzardo: molti degli antichi vini recentemente recuperati fanno capire perfettamente perché fossero stati dimenticati.
Dunque un’attesa carica di perplessità ha accompagnato la presentazione delle prime bottiglie. E invece il vino non solo ha fugato i dubbi, ma è andato oltre le più rosee aspettative: valeva l’impegno per riscoprirlo e rilanciarlo. Il coraggio di Mauro Camusso è stato premiato. L’attesa dei 18 mesi di affinamento in botti di rovere francese ha contribuito a creare un vino rosso rubino che si distingue dagli altri, che rifugge dall’omologazione. Una scommessa vinta, un perfetto abbinamento con le carni.
E, curiosamente, è stato presentato nello stesso giorno in cui si valorizzavano le carni bovine delle razze autoctone italiane.
Ma tra le curiosità del Merlu de Muntanera anche l’etichetta. Semplice, pulita. Ma che nasconde, sollevandola, una seconda etichetta che è un’opera d’arte di un pittore locale. Perché L’Autin ha un legame strettissimo con il territorio, a cavallo tra le province di Cuneo e di Torino.
Lo stesso legame che ha portato alla nascita di un secondo vino, Le Ramìe, ossia le ramaglie.
Un rosso ottenuto dai vitigni Avanà, Avarengo, Chatus, Becuet, Montanera di Perosa, Nebbiolo. Un vino che avrà successo e che già ora rappresenta un contributo alla valorizzazione dei territori montani del Pinerolese. Tra muretti a secco e tanta fatica di chi lavora queste vigne sui versanti scoscesi delle Alpi.
Terre che, tuttavia, sono destinate a beneficiare del cambiamento climatico che riporterà in quota la viticoltura, come in epoca medievale.

