Certi silenzi, omissioni, sono…estremamente eloquenti. E ci dicono molto sullo stato di quella che chiamiamo “democrazia”. Molto più di tanti, enfatici e vuoti, discorsi d’occasione.
Prendiamo, ad esempio, una notizia di queste ultime ore. Le elezioni legislative in Francia. Anticipate, per volere di Macron, che sperava così di unire in una sua personale guerra santa tutte le forze politiche, vera armata brancaleone, che temono l’avanzata del Rassemblement National. Per semplificare, della Le Pen.
Nelle settimane precedenti, siamo stati letteralmente subissati da analisi di improvvisati esperti che ci hanno spiegato la, gravissima, minaccia fascista in Francia. Interviste che dimostravano come quasi nessuno, tranne pochi trucidi, fossero disposti ad accettare il governo lepenista. E, addirittura, apologie della strategia del presidente più scialbo ed inetto della storia repubblicana. Spacciato per un novello Richelieu.
Poi, dopo il voto quasi più nulla. Certo, la notizia, obbligatoria, sui telegiornali, perché quella mica la potevano censurare…ma avete visto un solo talk show, una maratona di Mentana, un dibattito? Gli esperti? Tutti partiti per le spiagge, evidentemente.
Certo, si parlava della figuraccia della Nazionale a Berlino. Si mandavano in onda film visti e stravisti. Addirittura un servizio fiume sul “caso Regeni”. Di stringente attualità…
Di tutto, pur di non parlare seriamente di quanto accaduto dalle parti di Parigi.
Ovvero che la Le Pen ha vinto. Oltre il 33% con un’affluenza di votanti record, che ha superato il 70%.
Una percentuale che le permetterà, probabilmente, di ottenere la maggioranza dei seggi. Anche perché, facilmente, su di lei confluiranno i gollisti (8%) e l’estrema destra della nipotina. Marionne Marechal.
Cosa ancora più importante, Macron non è arrivato neppure secondo. Superato nettamente, dal Fronte Popolare, coalizione delle sinistre guidata da Mélenchon. Che ha promesso una desistenza con Macron al secondo turno. Ma è ipotetica. E tutta da verificare.
La Le Pen potrebbe farcela, dunque. E il suo ragazzo di bottega, Bardella, diventare primo ministro. Dando vita ad una coabitazione difficile con l’inquilino dell’Eliseo.
Non sarebbe cosa nuova nella storia della Quinta Repubblica. Ma nuovo è l’atteggiamento di Macron. Che, con l’isteria che caratterizza i suoi comportamenti politici, non intende accettarla. Punto.
E allora a che cosa punta?
Se anche riuscisse, accordandosi con il Fronte Popolare, ad impedire che il Rassemblement avesse la maggioranza necessaria di seggi, ben difficilmente potrebbe costituire un governo. Le distanze dal suo partito, liberale, atlantista e globalista, e la, complessa, compagine della sinistra, è abissale. Anche perché il Fronte Popolare comprende frange estreme avverse alla NATO e alla guerra in Ucraina. Per non parlare delle politiche sociali, pensioni…e delle strategie africane.
Macron ne è cosciente. Tant’è che nell’ultimo scorcio di campagna elettorale ha notevolmente edulcorato le sue posizioni sul conflitto in Ucraina. E si è addirittura spinto a dichiarare finito l’impero coloniale francese.
Mosse furbette. Ma non è detto che tutto il Fronte Popolare vi abbocchi. Anche se, quando si agita lo spettro della minaccia fascista, le sinistre reagiscono come l’asino davanti alla carota.
E allora? E allora mi sa tanto che Macron punta al caos parlamentare. All’assenza di una qualsiasi maggioranza. Il che gli permetterebbe di governare in solitudine dall’Eliseo. Avvalendosi dei poteri che la Costituzione conferisce al Presidente. Ma senza alcun controllo parlamentare.
Valutate voi se questo rientra nei parametri, e nello stesso concetto, fondamentale, di “democrazia”.
Ma di questo sui media italiani non si parla. Come non si parla del fatto che Macron, Scholz, Von der Leyen decidono davanti ad un caminetto le sorti dell’Unione Europea. Due sfiduciati, di fatto, dai loro popoli. La Terza mai eletta da nessuno. E, per altro, sotto processo per varie cosette illecite occorse nel suo mandato in scadenza.
Ma, certo, questo a noi italiani non deve interessare. È più appassionante disquisire sul futuro della nazionale di Spalletti…



