Olaf Scholz. Ovvero come diventare Cancelliere della Grande Germania per caso. E continuare a comportarsi come un turista in visita, occasionale, a Berlino.
Non è malignità. Semplicemente constatare i fatti. Il buon Olaf è la figura più scialba, e ininfluente, che mai abbia avuto residenza nella Cancelleria tedesca. Un, oscuro, avvocato del lavoro di Amburgo. Militante in gioventù, senza infamia e senza lode, negli Jusos. I giovani socialdemocratici più radicali. Di chiara ispirazione marxista.
Ma presto Olaf comincia il suo pellegrinaggio verso il centro. Verso la palude, per usare un termine caro a Danton.
E diventa un protetto di Schröder. Cosa che gli vale, negli anni, la carica di Sindaco della sua Amburgo. E l’ascesa nel partito.
È, però, lesto nell’abbandonare il suo protettore. E spostarsi ancora più al centro. Moderato. Ovvero senza posizioni precise. Così assume diversi incarichi nei governi di coalizione – compromesso storico in salsa ai crauti – guidati dalla CDU di Angela Merkel. E quando alla fine questa si ritira, lui è lì. Non particolarmente simpatico a nessuno. Dentro e fuori la SPD. Ma neppure sgradito. Non ha veri amici, ma neppure nemici giurati. E questo è quello che conta.
E così, senza particolari acuti o meriti, si ritrova Cancelliere a Berlino. A guida di una coalizione SPD, FDP, Grünen.
A guida si fa per dire. Boris Pistorius, il socialdemocratico Ministro della Difesa, e Annalena Baerbock, Verde, Ministro degli Esteri con tanto di nonno gerarca hitleriano (non che sia una colpa, per carità!) fanno e disfanno per conto proprio la politica tedesca sulla scena internazionale.
Mentre lui, Olaf, fa ciò che gli riesce meglio. Si eclissa. Fa il pesce in barile.
Lo si è visto durante l’epidemia COVID. Ogni qualvolta doveva prendere una decisione difficile, marcava visita. Si dava malato. Di COVID, naturalmente.
E così continua. A parte un blando tentativo iniziale di fare dialogare Putin e Zelenski – teso a salvare il North Stream II – il silenzio totale. Solo qualche balbettio, per rivendicare la sua fedeltà alla NATO. Roba da pupazzo di un ventriloquo. O per prendere ulteriormente le distanze dal suo antico mentore. Schröder. Considerato troppo vicino a Mosca.
“Adesso il Cancelliere sono me” disse in quell’occasione.
Non lo ascoltò nessuno… altrimenti sarebbe stato sommerso dalle risate.
Ogni tanto, ad essere onesti, fa capolino da Berlino. Per manifestare velate paure per un diretto conflitto con la Russia. Ed auspicare, come un parroco di campagna, la pace. Forse vago ricordo delle opinioni marxiste della sua giovinezza.
Ma è come se non parlasse. Pistorius manda le panzer divisionen al confine russo/polacco. E il Bundestag si prepara a fornire missili Taurus a Kiev.
Paragonatelo con la Merkel – che non mi piaceva affatto – nel caso della Guerra del Golfo.
E comprenderete che è anche questo il problema dell’Europa.
Una Germania senza testa, implica, di necessità, una UE senza guida politica.
E, quindi, il predominio di una burocrate eterodiretta come la von der Leyen.
Chissà cosa ne pensano le ombre degli antichi Cancellieri, che si agitano nei palazzi di Berlino….

