Qualcosa di sta muovendo in Germania. Nell’apparente stagnazione, mefitica, della politica europea, che sembra soffocare ogni cosa. Avviluppare tutto in una nube oscura. Di propaganda capillare.
Mentre la Von Der Leyen e Merz fanno a gara a chi spara le scemenze più grosse, parlando, senza vergogna, di “vittoria dell’Ucraina”, qualche voce, autorevole, comincia a dissentire.
E non si tratta, solo, degli esponenti dell’AfD, ormai chiaramente abituati a rivedere le bucce della retorica di regime.
Vi sono anche esponenti di primo piano delle, cosiddette, forze istituzionali. Voci che vengono dalla stessa CDU. A dimostrazione di come Merz venga, comunque, percepito come un corpo estraneo. Imposto da lontano e non dalla realtà tedesca.
Negli stessi vertici cristiani democratici si rende sempre più palese il disagio, per usare un eufemismo, per la politica bellicista del Cancelliere e dei suoi più stretti collaboratori.
Una politica costantemente, e sempre più, pesantemente, bocciata dall’elettorato tedesco.
E che, ovviamente, si traduce nell’avanzata, dirompente, dell’AfD.
Che è data, da tutti i sondaggi, vincente in Sassonia, prossima alle elezioni. E in tutte le successive tornate elettorali nei vari Länder.
Nonostante la, massiccia, propaganda governativa, che dipinge k’AfD come partito “neonazista”, questo conquista sempre più l’elettorato. All’Est, ed anche all’Ovest. Chiedendo sostanzialmente due cose.
Il ritiro della Germania dall’Unione Europea, vista ormai come un letto di Procuste.
E la riapertura delle comunicazioni, e del commercio, con la Russia.
Intorno a questo programma, il partito considerato di estrema destra sta aggregando tutte le opposizioni più estreme. Di destra come di sinistra, indipendentemente dal colore politico.
Mentre il consenso per Merz è crollato intorno al 13%.
Inevitabile che anche molti maggiorenti della CDU comincino a scalpitare, e non vogliano affogare con Merz e i suoi guerrafondai, totalmente asserviti ai grandi poteri finanziari di New York e Londra.
Inevitabile che cominci a rendersi palese un dissenso interno alla CDU, che vuole rompere con il fronte bellicista, e spera di recuperare terreno aprendo al dialogo con Mosca.
Questo mentre il declino del SPD appare ormai una vera e propria frana.
Prefigurando una sua scomparsa al di sotto della soglia di guardia del 5%.

