Erdogan entra in gioco

1 Aprile 2026

 

 

Dite quello che volete, ma, certo, Recep Tayyp Erdogan non è uomo da mezze misure diplomatiche.

Parla, parla molto chiaramente. E, in genere, agisce di conseguenza.

 

La situazione che si sta creando con la guerra in Iran, scatenata da Washington ed Israele, non gli piace per nulla. Per una serie di motivi.

Su tutti il fatto che il Mossad israeliano stia armando i curdi iraniani per utilizzarli contro il regime di Tehran.

 

E questo, per Ankara, costituisce un grosso problema. Anzi, una vera e propria minaccia.

 

Il partito curdo iraniano, il PYAK, è infatti un’ala del PKK, il partito comunista curdo turco, da sempre in armi contro Ankara.

E la Turchia ha molto stentato  negli anni, per sopire, se non proprio chiudere, la guerriglia curda nel suo territorio.

 

Evidente, quindi, come Erdogan tema che l’appoggio di Israele al PYAK, per utilizzarlo in funzione anti-iraniana, si traduca in una nuova sollevazione anche dei curdi di Turchia.

 

Rischio, ricorda Erdogan, già corso in Siria. E, appunto, ricorda come Ankara sia intervenuta, in quel caso, militarmente. E pesantemente contro i curdi siriani. Incurante dei giochi di alleanze e dell’appoggio che questi ricevevano da Washington.

 

Non usa mezzi termini. L’appoggio ai curdi è una minaccia per la Turchia. Quindi, se Israele proseguirà su questa strada, Ankara interverrà militarmente. Incurante di alleanze con Washington e dei legacci della NATO.

 

Perché, certo, la Turchia fa parte della NATO. Anzi, rappresenta il secondo esercito dell’Alleanza Atlantica. Priva di armi atomiche, ma di una forza temibile.

Però fare parte dell’alleanza, non significa essere servi e supini.

Non significa subire scelte che danneggiano i propri interessi.

Come ha fatto invece, ricordiamolo, l’Italia in Libia. E, per molti versi, ancor prima in Serbia.

 

Per altro va rilevato che la stretta, forse troppo stretta alleanza tra Washington e Telaviv – che non fa parte della NATO – sta cominciando a costituire un grosso problema per l’Alleanza Atlantica.

 

In un certo senso, può diventarne la tomba.

Già la Spagna ha preso le distanze, facendo infuriare Trump. E il dissenso dalla politica mediorientale americana è emerso anche a Parigi e, cosa più notevole, a Londra.

 

Qui, però, abbiamo la seconda potenza militare della NATO che si prepara a scendere in campo contro quei curdi che stanno venendo usati da Israele e, per logica correlazione, da Washington.

Forse, possiamo cominciare a ragionare con parametri diversi. La NATO è ormai roba vecchia. Un residuato bellico del passato. Uno strumento inutile.

 

Erdogan lo fa capire chiaramente. E tutti, anche a Roma, dovrebbero cominciare a rendersene conto.

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