Esami di riparazione

1 Agosto 2024

 

 

C’erano una volta gli esami di riparazione. Poi sostituiti con quella, confusa e caotica, solfa dei corsi di recupero. Che ogni scuola stabilisce nel periodo estivo che sembra più conveniente al Collegio dei docenti. Ovvero tenendo conto soprattutto delle ferie programmate dalla maggioranza di questi.

I vecchi esami di riparazione, invece, si tenevano sempre a Settembre. Prima della ripresa delle lezioni, in base al principio di concedere almeno un paio di mesi di studio, possibilmente matto e disperatissimo, agli allievi somari. Nella speranza che questo servisse a fare loro capire qualcosa.

Per Giorgia Meloni, però, gli esami di riparazione sono cominciati molto prima. Forse troppo presto, in quest’ultimo scorcio di luglio. Con il viaggio in Cina e l’incontro con Xi Jinping.

 

Al di là di polemiche di bottega dei soliti media di opposizione, e delle apologie enfatiche dei sostenitori di questo governo, un viaggio diplomatico ben strano. Perché è sinceramente difficile valutarne sia scopi che risultati.

 

Il Presidente del Consiglio italiano è infatti volata a Pechino senza avere, a quanto sembra, granché da mettere sul tavolo nelle trattative con la dirigenza cinese. Soprattutto dopo aver rotto unilateralmente gli accordi, stabiliti a suo tempo dal governo Conte 1, per la realizzazione della Via della Seta 2.0.

Rottura, per altro, causata da eccessivo zelo. Non richiesto. Perché, come ha spiegato Michele Geraci – che da sottosegretario al commercio estero fu l’uomo chiave degli accordi con Pechino – nessuno, a Washington, di opponeva a tale protocollo d’intesa.

 

Lo zelo atlantista ha, quindi, giocato un brutto scherzo al governo Meloni. Il desiderio di essere la prima della classe. Per ritrovarsi, poi, rimandata a settembre. E a grave rischio di bocciatura.

 

Soprattutto dopo essere stata tagliata completamente fuori dagli accordi per la nuova Commissione Europea. Ed aver ricevuto la, pesante, lettera di addebito e reprimenda di quella Von Der Leyen che credeva esserle amica.

 

E così Giorgia – in difficoltà in Europa e con un futuro incerto anche a Washington – è volata a Pechino. Cercando di recuperare.

 

Ma cosa ha potuto offrire al, cortese ma freddo, Xi?

Al di là dei proclami altisonanti dei suoi portavoce, ben poco. Forse nulla.

Per la Cina la Via della Seta non è una opzione come tante altre. È il centro, il cuore, della strategia politica ed economica generale delineata dalla Dottrina Xi Jinping. Fuori di questa restano le briciole.

Le cronache dicono che Giorgia avrebbe, tra l’altro, detto a Xi Jinping che deve smettre di appoggiare Mosca nel conflitto in Ucraina..

Farebbe già ridere così.

 

Sarei, però, curioso di conoscere la risposta di Xi…

Forse, in quei cinque minuti di colloquio informale secretati, le ha, gentilmente, impartito una lezione di politica internazionale.

 

Come un esperto insegnante ad una allieva rimandata a settembre.

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