L’Africa si muove. A livello economico, politico, diplomatico. E, ovviamente, il piano Mattei è completamente estraneo alle novità. Il primo passo lo ha fatto il Senegal, decidendo che le elezioni in programma si possono anche non svolgere. D’altronde è lo stesso comportamento dell’Ucraina di Zelensky ed il Paese africano si limita a seguire i cattivi esempi europei. Però l’Ecowas, ossia l’alleanza degli stati dell’area occidentale, non l’ha presa benissimo. Anche perché ha già perso Mali, Burkina Faso e Niger che hanno preferito uscire dall’accordo troppo legato ai Paesi dell’Europa atlantista.
Ma i movimenti riguardano anche la costa orientale. Dove Etiopia e Somaliland hanno stretto un’alleanza che ha provocato l’immediata reazione della Somalia, impegnata a firmare un accordo di cooperazione militare con la Turchia. Etiopia, Somalia: Paesi che dovrebbero suscitare qualche ricordo a Roma, ma lo studio della storia e della geografia non fa parte delle abitudini della classe dirigente politica. Dunque ci può pensare Ankara, mentre il governo italiano può continuare ad organizzare convegni per chiacchierare di piano Mattei.
Nel frattempo anche la Germania si muove, con un’intesa che porterà l’Algeria a fornire, per la prima volta, il gas a Berlino. E la Cina ha presentato allo Zambia il progetto per un investimento di 1 miliardo di dollari per un collegamento ferroviario legato alle estrazioni minerarie.
Tajani, però, preferisce utilizzare il denaro degli italiani per foraggiare la guerra di Zelensky.

