Euro senza Europa

3 Gennaio 2024

 

 

Non se ne è accorto ( quasi) nessuno. Ma il primo gennaio 2024, l’Euro € ha compiuto venticinque anni. Un quarto di secolo, insomma. E non è poco. Certo abbastanza per fare, se non proprio bilanci, almeno alcune considerazioni.

 

Considerazioni, si badi bene, non da economista, né tantomeno da monetarista. Tutte cose che non sono… ringraziando Iddio. Visto dove ci hanno portato i grandi esperti che hanno governato questi cinque lustri a Bruxelles e alla BCE.

Considerazioni basate solo su una osservazione, il più possibile spassionata, delle cose. Senza pregiudizi anti-europeisti. Ma anche senza alcuna forma di “europeismo” pedissequo, acritico… servile.

 

Partiamo da alcune considerazioni elementari. Quasi banali.

Venticinque anni fa, il Marco tedesco valeva all’incirca mille delle nostre lirette. Cambio pesante… tanto che Craxi aveva pensato ad un cambiamento di valuta, la Lira pesante o Scudo italico, che avrebbe dovuto ribilanciare la situazione. Non potè farlo. O meglio, non gli permisero di farlo.

 

All’avvento dell’Euro, il Marco tedesco è stato cambiato uno a uno. Un Deutsch Mark= un €.

La nostra lira è stata cambiata a millenovecento e rotti. Ovvero quasi duemila lire per un euro.

Questo mentre il (non compianto) Ciampi pontificava, promettendo nessuna inflazione. E Prodi assicurava che avremmo guadagnato di più, e lavorato meno…

 

Non vi sorge il dubbio di essere stati fregati?

 

Però, a questo punto, chiediamoci perché ci abbiano dato, scientemente (cretini non erano, né Prodi, né Ciampi, né gli altri correi), questa, colossale, fregatura.

E la risposta non può non essere complessa. E andare ben al di là di una semplice questione di soldi.

 

Scrive Nicolò Machiavelli che l’indipendenza e l’autonomia di uno Stato dipendono essenzialmente da due fattori.

Essere sovrano sul suo territorio. Ovvero non avere truppe straniere di occupazione.

Essere padrone della propria moneta.

 

Semplice no? Il Fiorentino è sempre essenziale. E, al contempo, esaustivo.

 

Ora la prima condizione, per l’Italia non si dà dal 1945. Sul nostro territorio vi sono, numerose, basi militari “straniere”. Ovvero vige un regine di semi-occupazione e controllo.

 

Beh, naturale, si dirà. Abbiamo perso la guerra…

 

Vero. Ma 79 anni fa. E la storia europea moderna e contemporanea non ricorda una occupazione militare tanto prolungata del paese sconfitto. Neppure dopo il crollo di Napoleone a Waterloo.

In questo caso, parlare di occupazione diventa improprio. Sarebbe meglio definire l’Italia come colonia annessa in subordine ad un impero…

Comunque, condizionata da questa ococcupazione, alla nostra politica, sia estera che interna, restava un, importante, margine di autonomia.

 

La moneta. Che i politici più abili del secondo dopoguerra seppero ampiamente sfruttare. Permettendo la crescita economica dell’Italia, che divenne in un paio di decenni, una delle maggiori potenze industriali dell’occidente. La seconda in Europa. Con un risparmio privato da primato. E un debito pubblico che, pur essendo alto, restava prevalentemente in mani nazionali. Grazie anche a un sistema bancario nel quale la mano pubblica era decisamente molto presente.

 

Poi, però, questi politici uscirono di scena. Eliminati in vari modi. Ogni allusione a Craxi, Andreotti e Moro non ê casuale.

E al timone andarono quelli che, come Prodi e Ciampi, politici non erano. Ma Gran Commis, al servizio del sistema finanziario internazionale. Non dell’Italia. E come poi, in misura ancora maggiore, Monti e Draghi .

 

Con l’euro ci venne tolto il controllo della moneta. Senza neppure quei, timidi, correttivi, che vennero proposti da Tremonti. Soprattutto l’emissione di Bond europei. Sensata. Perché è evidentemente assurdo avere un debito nazionale e una moneta comunitaria. Significa non poter controllare il debito.

Assurdo e… criminale.

Il sistema bancario fu privatizizato. Ovvero finì in mani estere. Come tutti i gioielli di famiglia del nostro sistema industriale. Uno alla volta. Venduti, anzi svenduti.

Ma il debito pubblico è rimasto. Aumentando. È diminuita l’occupazione di livello elevato. Cresciuto il costo della vita. Aumentato il divario tra i pochi che hanno, e i molti, troppi, che hanno sempre meno. O non hanno.

 

Siamo diventati il Bangladesh d’Europa. Paradiso degli speculatori esteri. E dello sfruttamento del lavoro a basso costo

 

E la nostra politica ne ha risentito. Le, cosiddette, classi dirigenti, di destra come di sinistra, sono scadute al livello di valleti del sistema finanziario. Servire quegli interessi per mantenere la propria posizione.

Chi ha provato ad avere una, ancorché minima, reazione, è stato rapidamente luquidato. Si pensi a Berlusconi.

Il voto è diventato, solo, ludi cartacei. Montecitorio e affini… aule davvero sorde e grigie.

 

E qui mi fermo. Non è questo il luogo di processi. Né il tempo. Non ancora, almeno.

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