Un dubbio. Un dubbio forse accademico, ma che mi rode profondamente.
Esiste l’Europa?
Perché, vedete, noi ne facciamo un gran parlare, ma tutti questi discorsi mi sembrano avere ben poca sostanza. Essere astratti, o, se preferite, campati in aria.
Europa. La favola,che ci raccontiamo da troppo tempo, ci dice che è un continente. Ma basta guardare una carta geografica – soprattutto di quelle in scala reale, non artefatte – per comprendere chiaramente che così non è.

È una propaggine. Una piccola appendice dell’Asia. Se vogliamo, un angolo, all’Estremo Occidente, dell’Isola del Mondo. Come chiamava il complesso Asia+Africa Halford McKinder. Il padre della moderna geopolitica.
Da un punto di vista squisitamente geografico l’Europa, quindi, semplicemente non esiste. È solo un’invenzione degli uomini. Ma un’invenzione fondamentale, che ha determinato la storia.
La geografia è, però, scienza crudele per eccellenza. Come diceva Ernesto Massi, padre nobile della geopolitica italiana. Guardare una carta geografica ti toglie ogni illusione. E ti rivela la verità, nuda e…crudele.
E se noi lo facciamo ora, vediamo chiaramente una cosa. Una ed una soltanto.
L’Europa, semplicemente, non esiste.
Non esiste, da sempre, dal punto di vista squisitamente geografico. Ed oggi non esiste più neppure da quello politico e, in buona parte, culturale.

Perché questa, cosiddetta, Unione Europea è solo un, colossale, paradosso. O meglio, una totale mistificazione della realtà.
Non è Europa. Perché totalmente al servizio, nelle sue cosiddette élite, di poteri finanziari che con il nostro mondo, la nostra società, i nostri popoli, nulla hanno a che fare.
Governata, si fa per dire, da camarille corrotte, nel migliore dei casi esterofile, sostanzialmente ignoranti di storia e di cultura.
E senza storia e cultura, senza coscienza di ciò che è stato, l’Europa non esiste. Non ha alcun senso. E neppure più ruolo.
Quell’egemonia, nel bene e nel male, che i paesi europei hanno esercitato per secoli, non esiste più.
Il mondo è diviso fra grandi colossi alieni. America, Cina, Russia…in prospettiva anche l’India e l’emergere, sempre più evidente, dell’Africa.
Tutte vaste realtà etniche e geografiche. Che si contendono, oggi, il governo del mondo.
L’Unione Europea ha, invece, oggi il volto di una burocrazia inetta ed estremamente corrotta. L’arrogante, e vuota, prosopopea di Macron. Il servilismo della Germania nei confronti dell’alta finanza. I giochi, miseramente furbetti, dell’Italia su più tavoli.

Solo questo. E un declino demografico cui corrisponde una, sempre più massiccia, immigrazione di genti da Africa ed Asia.
Non la fine della Storia, certo, come vagheggiava, stoltamente, Fukuyama.
È, però, la fine, sempre più palese e squallida, delle nostre storie.
Di quelle storie che avevano, per secoli, tessuto l’idea possente, forse il sogno, dell’Europa.