Facebook censura Radio Maria ed i ricchi imprenditori si comprano giornali senza lettori

1 Aprile 2024

Facebook censura Radio Maria. Fa già ridere così, perché dà l’idea della stupidità di chi controlla la correttezza politica di ciò che viene pubblicato. In questo caso la censura è scattata per le immagini di Gesù Cristo condotto a morte. E, ovviamente, non vestito di tutto punto, anche se le parti intime erano rigorosamente coperte. Ma per i censori al servizio dell’oligarca yankee l’immagine era eccessivamente pornografica.

E allora, forse, non è il caso di ridere troppo. Perché è ora di indignarsi. E poco importa se a far scattare la censura è un algoritmo dell’intelligenza artificiale o la mente perversa di qualche deficiente naturale. In ogni caso, IA o deficiente, è l’oppressione del politicamente corretto ad emergere sempre più spudoratamente.

La nudità, parziale, del Cristo desta scandalo, le immagini molto più svestite di sedicenti influencer sono ammesse e pubblicizzate. Ma i censori non ammettono le foto di padri palestinesi che piangono i figli assassinati dal macellaio di Tel Aviv. Anche se nelle immagini si vedono solo le mani dei cadaveri, dunque nessuna scena sconvolgente.

La censura, però, non tollera critiche contro i propri amici. Non tollera nessuna deviazione dal percorso del pensiero unico obbligatorio. E la situazione peggiora, giorno dopo giorno.

Ed allora si può spiegare la strana attenzione di alcuni grandi gruppi imprenditoriali nei confronti di quotidiani cartacei praticamente sull’orlo della scomparsa definitiva. Perché i giornali sono stati abbandonati, a causa di una insopportabile faziosità, a favore dell’informazione recuperata sui social. Ma se i social diventano il luogo della censura, il pubblico cercherà altri luoghi per le proprie informazioni. O rinuncerà ad essere informato. Mentre i quotidiani cartacei e online torneranno ad essere, come in origine, il mezzo con cui il grande capitale si rivolge al ceto altoborghese.

Poche copie, ma accuratamente mirate. E destinate a condizionare le scelte di un territorio attraverso l’opinione di un gruppo ristretto di veri influencer. Che non promuovono ciabatte orrende e chincaglieria squallida, bensì grandi opere a sostegno della proprietà dei giornali. È la spinta che sta portando Aponte a rilevare dal gruppo Gedi-Elkann il Secolo XIX, in modo da avere un sostegno nella difesa dei propri interessi a Genova e dintorni.

Il problema, non da poco, sarà restituire qualità e credibilità a giornali che hanno perso ogni autorevolezza.

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