San Silvestro. Notte di botti, bagordi, festeggiamenti… Notte di allegria, autentica o simulata… Tutti devono salutare l’arrivo del Nuovo Anno, naturalmente ricco di ottimistiche aspettative e promesse.
Ed ha un bel dire il Leopardi, nel “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”, che si tratta solo di illusioni. Puntualmente disattese. Stanotte la gente ha voluto essere allegra. E al diavolo quel menagramo con la gobba…
Però, San Silvestro, è una notte di transizione. E, come tutte le transizioni, crea un… vuoto. Nel quale si agitano ombre inquiete. Fantasmi. Non per nulla Silvestro fu sospettato di essere un mago. E condannato alla damnatio memoriae.
Lo so, lo so… il Santo pontefice che la chiesa celebra è Silvestro I. Che, con queste arti… diaboliche, nulla ebbe a che fare. Ma è una coincidenza strana, no? Una notte popolata di fantasmi, e il nome del Papa Mago che la contrassegna…
Intendiamoci… non utilizzo la parola “fantasmi” in senso, come dire, simulato… non sto parlando dei bilanci della memoria, ricordi, frammenti del passato… tutte cose usuali, anzi abbastanza comuni e (direi) viete, ogni fine anno…
No. Parlo di fantasmi autentici. Reali… oddio, proprio “reali” non credo sia il termine giusto… ma ci siamo, comunque, capiti, no?
Non voglio dire che io questi fantasmi li veda con gli occhi come vedo (che so) le luminarie scintillanti dell’albero di Natale… ma avverto la loro presenza, questo sì… un po’ come i miei gatti, che, ogni tanto diventano immobili, e fissano un punto nel vuoto.
Sono loro, i miei tre gatti, che mi avvisano, in questo modo, di una… presenza. O meglio, di un visitatore.
Perché, più passano gli anni, più, in certe notti, i fantasmi vengono a farmi visita. E, sinceramente, devo ammettere che sono dei compagni di solitudine migliori di tanti… viventi. Sempre che questa espressione, “viventi”, abbia più un senso. Cosa di cui non sono affatto sicuro…
Insomma, io con i fantasmi mi faccio delle belle conversazioni in alcune notti. Molto più spesso di quanto racconti.
Però, nella Notte di San Silvestro, tendono ad arrivare in troppi. Ad affollarsi. E mi danno un senso di… soffocamento. perché la stanza, dove siedo al buio (albero di Natale a parte) fumando la pipa, non è grandissima… neppure troppo piccola, ma comunque non il salone delle feste di un palazzo barocco.
Comunque, ora sono qui. Nel silenzio. Nella semioscurità. Solo… gatti a parte naturalmente. E avrei voglia di stare tranquillo, almeno una mezz’oretta, dopo il chiasso delle feste. E invece…
Invece, eccoli qui.
C’è il vecchio barbone. Ormai ha imparato la strada, e viene spesso. Confesso che non mi dispiace discutere con lui. Anzi, mi diverto…
Però, questa notte, si limita a un saluto. Non si siede neppure. Anche se lancia uno sguardo di desiderio alla bottiglia di vino, mezza piena, sul tavolo.
“Solo un saluto, stasera” mi dice “tanto per farti gli auguri. Ne hai bisogno. Ne avrete bisogno tuti nel prossimo futuro…” ridacchia.
Sei venuto a menare gramo?
“Macché…” e adesso ride di gusto “al contrario. Mi dispiace per voi… viventi. Ma non riesco a non farti notare che… ci avevo visto giusto. Tanti anni fa. Il denaro è lo sterco del demonio, come dicevano i vecchi preti. E sporca tutto. Non vi è più nulla che si salvi. E gli uomini sono ridotti a merce. E non dirmi che la religione non si sta rivelando un oppiaceo. Lo si è visto durante il vostro Covid…”
Sto per replicare. Ma quello fa un cenno con la mano e svanisce.
Non resto in pace, però. Che, subito, ne arriva un altro. Che si siede, invece. Anche perché zoppica. E sembra faticare a restare in piedi.
“Non so come fai a reggere… – mi dice – un anno e più nello stesso luogo. Tra le montagne. Io mi sentivo inquieto ovunque andassi. Non trovavo mai pace…”
Non mi sembra che tu l’abbia trovata neppure ora…
Sorride. E devo dire che ha un sorriso davvero… affascinante. Come raccontano.
“Già… è lo svantaggio, anzi la dannazione di essere poeti. E romantici, per usare una categoria… scolastica…
Però credevo che tu avessi il mio… mito. Ma sì, diciamo così… raccontavi sempre di me alle tue classi. Eri l’unico. Alle professoresse d’inglese, che è poi la mia lingua, non piacevo. Troppo poco… inglese dicevano” ride.
“E sì che ero, anzi sono un Lord. Scozzese, però… e amavo l’avventura, le rivoluzioni, le donne… quante ne ho avute di donne…” lo sguardo, gli occhi nerissimi, si fa nostalgico…
Vorrebbe continuare… ma
“Le donne non si possono mai avere, amico mio. Sono loro che ti hanno, ti prendono. Ti tengono e ti lasciano…”
Un altro fantasma. Ironico. Vestito come nel ‘700. La bianca parrucca incipriata.
“Credimi… ho un po’ di esperienza. E ti dico che comprendere una donna, o meglio la Donna, è il più grande dei misteri. La soluzione di tutte le nostre inquietudini. E paure”.
Svaniscono entrambi. Ma mi sembra di sentire che continuano a discutere… in qualche lontananza.
E subito arriva quell’altro. In marsina scura e sigaro in bocca… e dietro di lui quello con quel buffo poncho. E il mezzo toscano.
Faccio un gesto con la mano… come per allontanarli. Sono stanco ora. E non ho voglia di discutere… anche perché vedo che si avvicina un fantasma vestito da principe viennese. Ed ha lo sguardo ironico… finirebbe in rissa, temo.
E, poi, quell’altro ancora. L’elisabettiano. Con un seguito di mostri e spiriti leggeri dell’aria. Lo sguardo incavato. Di chi ha visto troppe cose. Dalla sua finestra…
E ancora…
Ma a questo punto mi sono addormentato. Per svegliarmi solo con l’aurora del nuovo anno.
Buon 2024 a tutti. Per quello che valgono gli auguri..




