Non studio, non lavoro, non faccio nulla, sono giovane e mi sento escluso. E allora? Allora brucio auto e cassonetti, distruggo qualche vetrina e, finalmente, la politica mi starà ad ascoltare. Indubbiamente un’idea come un’altra. Peccato che sia anche la giustificazione addotta da una senatrice del PD in una trasmissione televisiva.
Il problema non è che la puttanata l’abbia detta una signora strapagata dai cittadini italiani per occuparsi del bene comune e non per difendere la racaille. E neppure che sia un esponente dell’oppofinzione poiché i suoi colleghi della maggioranza erano riusciti a sostenere che non c’è nulla di male in un salario da 400 euro al mese per un giovane occupato a tempo pieno.
Il problema è che la teppaglia si sente inascoltata a Milano, ossia nella città amministrata proprio dalla sinistra, dai compagni di partito di madame la senatrice. E allora, invece di andare a difendere i teppisti in TV, la parlamentare potrebbe andare a palazzo Marino, entrare nell’ufficio del sindaco Beppe Sala e spiegare al primo cittadino come deve comportarsi con la feccia. Sarebbe interessante ascoltare l’illuminato parere della senatrice. Da sempre in prima linea contro i borseggi nella metropolitana. No, non a difesa delle vittime, ma delle povere borseggiatrici che devono essere comprese e aiutate. Le vittime no, si arrangino. E se sono anziane, hanno solo da restare a casa.
Eppure qualche idea per coinvolgere la racaille che si sente esclusa ci sarebbe. Magari facendo lavorare i teppisti perdigiorno. Obbligandoli a ripulire ciò che hanno sporcato. Cose semplici, per farli sentire parte di una città che non deve solo assistere alle loro esibizioni di idiozia criminale.
Far lavorare i teppisti per includerli?
Non studio, non lavoro, non faccio nulla, sono giovane e mi sento escluso. E allora? Allora brucio auto e cassonetti, distruggo qualche vetrina e, finalmente, la politica mi starà ad ascoltare. Indubbiamente un’idea come un’altra. Peccato che sia anche la giustificazione addotta da una senatrice del PD in una trasmissione televisiva.
Il problema non è che la puttanata l’abbia detta una signora strapagata dai cittadini italiani per occuparsi del bene comune e non per difendere la racaille. E neppure che sia un esponente dell’oppofinzione poiché i suoi colleghi della maggioranza erano riusciti a sostenere che non c’è nulla di male in un salario da 400 euro al mese per un giovane occupato a tempo pieno.
Il problema è che la teppaglia si sente inascoltata a Milano, ossia nella città amministrata proprio dalla sinistra, dai compagni di partito di madame la senatrice. E allora, invece di andare a difendere i teppisti in TV, la parlamentare potrebbe andare a palazzo Marino, entrare nell’ufficio del sindaco Beppe Sala e spiegare al primo cittadino come deve comportarsi con la feccia. Sarebbe interessante ascoltare l’illuminato parere della senatrice. Da sempre in prima linea contro i borseggi nella metropolitana. No, non a difesa delle vittime, ma delle povere borseggiatrici che devono essere comprese e aiutate. Le vittime no, si arrangino. E se sono anziane, hanno solo da restare a casa.
Eppure qualche idea per coinvolgere la racaille che si sente esclusa ci sarebbe. Magari facendo lavorare i teppisti perdigiorno. Obbligandoli a ripulire ciò che hanno sporcato. Cose semplici, per farli sentire parte di una città che non deve solo assistere alle loro esibizioni di idiozia criminale.
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