“Fate la spesa nei negozi sotto casa”, invita Paolo Bongioanni, assessore regionale piemontese, ovviamente al Commercio. “È un gesto importante per sostenere l’economia e la vita delle micro-comunità, tanto nelle città quanto nei nostri piccoli comuni dove il negozio di paese è sempre stato e deve tornare ad essere un luogo di socialità. Tutto questo diventa ancora più importante nei centri della nostra montagna e delle cosiddette zone interne. Qui, sostenere il commercio di prossimità significa combattere in modo attivo e responsabile la desertificazione e contrastare così il rischio di spopolamento e perdita di attrattività per un intero territorio”. Tutto giusto, tutto vero. Però..
Però il neoassessore non spiega dove i piemontesi, che guadagnano mediamente meno rispetto ai colleghi che svolgono lo stesso lavoro nelle altre regioni del Nord, dovrebbero trovare le risorse per pagare di più, nei negozi sotto casa, gli stessi prodotti che possono acquistare al supermercato oppure in rete. Perché gli stessi negozianti che, in città, vorrebbero più clienti, pagano una miseria i dipendenti che sono obbligati poi ad andare a fare acquisti al supermercato.
Non è un problema di scelta, ma di necessità. È evidente che tutti preferirebbero mangiare pesce fresco, pescato e non allevato. Ma, considerando i prezzi, spesso si è obbligati a ripiegare sul pesce surgelato della grande distribuzione.
Quanto alla montagna, sono inaccettabili i ricarichi praticati da alcuni negozi che vendono un dentifricio al doppio rispetto ai prezzi di un supermercato. Che ricaricano in modo assurdo i prezzi di una giaccavento (non proprio un prodotto deperibile), che producono pane pessimo ma a prezzi da gioielleria. Ha ragione Bongioanni: il negozio deve tornare ad essere un luogo di socialità. Ma tra socialità e speculazione c’è una notevole differenza. Socializzare non significa spennare il pollo che entra nel negozio. Socializzare non significa sfruttare i dipendenti con orari impossibili e retribuzioni misere.
Se nella stessa città, a poche centinaia di metri, ci sono panetterie prese d’assalto ed altre deserte, forse è il caso di chiedersi se tutti hanno la capacità per questo tipo di attività. E, soprattutto, se il denaro pubblico deve sostenere chi non è capace.

