Rilanciare l’industria no. Servirebbero soldi, tanti soldi, e soprattutto idee, tante idee. Ma queste ultime, così come il coraggio, non abbondano in questa Italia in declino. Rilanciare l’agricoltura – che funziona ancora, ma che ha prospettive calanti – no, perché al di là degli investimenti servirebbe una visione strategica sul cambiamento climatico. E servirebbe quella manutenzione del territorio che poco piace ai politici. Attratti molto di più da una visione sicurista basata sulle assicurazioni invece che sulla tutela del territorio.
Restano i servizi. Ma non i servizi all’industria, dal momento che la manifattura non funziona più. Artigianato? Troppo costoso. Il lusso? Nicchia per pochi che non può trascinare l’economia di un Paese.
Ma c’è il turismo! Il senso del turismo in Italia è chiaramente visibile in questi ultimi giorni di settembre. I balneari smantellano le strutture rimaste. D’altronde i proclami sul riscaldamento globale non bastano per garantire sole e caldo sulle spiagge e temperature tropicali nel mare. Dunque si chiude. Mentre la montagna, con rare eccezioni, ha già chiuso da tempo anche se, mancando le strutture, lo smantellamento è meno evidente.
E poi, tenere aperto per chi? La scuola, da decenni, ha smesso di aprire le aule il primo ottobre. I giorni sui banchi sono aumentati, insieme all’ignoranza degli studenti. Quantità e qualità non sempre vanno d’accordo. Però, in questo modo, si sono ridotti anche i giorni a disposizione dei vacanzieri. Ma tanto, in realtà, gli italiani sono diventati più poveri e non possono più permettersi di mantenere i figli in vacanza per tre mesi.
Prima, almeno, c’erano i pensionati che potevano occupare i posti letto in bassa stagione. Ma ora gli assegni mensili del ceto medio non vengono più adeguati all’inflazione e gli anziani restano a casa. Mentre i più poveri manco ci pensano alle vacanze. Tutt’al più a raccattare gli avanzi ai mercati.
Eppure sembra che questa realtà non esista per la politica. Né per la destra fluida di governo né per l’oppofinzione che si occupa solo di vizi privati anche perché, da sinistra liberale, odia non solo i poveri ma anche chi riesce ancora a barcamenarsi.


