Cari lettori,
la fiera Flashback 2024, uno degli eventi più attesi dell’anno nel panorama culturale torinese, si è conclusa con un grande successo, lasciando dietro di sé una scia di riflessioni profonde e immagini che resteranno a lungo nella memoria collettiva. Il tema centrale di questa edizione, Equilibrium, ha invitato i visitatori a esplorare la tensione tra opposizioni e armonie, cercando di comprendere come l’arte possa rappresentare e reinterpretare il concetto di equilibrio nelle sue varie forme: fisiche, emotive e sociali.
Titolo della fiera, Equilibrium, evoca subito il concetto di bilanciamento, ma anche di instabilità e trasformazione. L’arte, come specchio della realtà, è in grado di catturare e tradurre il flusso continuo di forze contrapposte che regolano la nostra vita quotidiana: il contrasto tra caos e ordine, tra luce e oscurità, tra serenità e conflitto.
Il percorso espositivo ha offerto ai visitatori un’ampia gamma di esperienze visive e sensoriali, dove ogni opera sembrava sfidare la percezione dello spazio e del tempo, invitando a una riflessione sulla complessità dell’esistenza umana.
La Flashback Art Fair, ormai un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’arte, riunisce gallerie provenienti da Italia e dall’estero, offrendo una selezione variegata di opere che spaziano dal Rinascimento all’arte contemporanea.
La fiera si svolge in un nuovo centro artistico indipendente, allestito in un ex brefotrofio, che ospita anche performance, conferenze e laboratori, arricchendo l’evento con approfondimenti culturali e artistici.
Il tema centrale della rassegna è l’equilibrio, esplorato da diverse angolazioni attraverso le opere di artisti di fama internazionale come Fontana, Balla, Paolini e Sassolino, ma anche dei grandi maestri del passato, come Bruegel e Hayez.
Le opere in mostra hanno spaziato dall’arte contemporanea alla fotografia, dalla scultura alla pittura, con una presenza significativa di installazioni immersive che ponevano lo spettatore al centro del dibattito sull’equilibrio tra l’individuo e il mondo che lo circonda. La fiera ha cercato di rispondere a una domanda semplice, ma essenziale: come possiamo trovare il nostro equilibrio in un mondo in continuo cambiamento?
La fiera si è concentrata anche sull’idea di tempo come elemento di equilibrio instabile. In molte delle opere presentate, il concetto di temporalità è stato esplorato come un continuo gioco di forze che si attraggono e respingono, creando una tensione dinamica. Le installazioni immersive, in particolare, hanno permesso ai visitatori di entrare fisicamente e metaforicamente nel cuore di questa dialettica, creando un’esperienza che sfidava la separazione tra l’osservatore e l’opera. La sensazione di “essere parte dell’opera” è stata forse uno degli aspetti più emozionanti della mostra, invitando tutti a ripensare il proprio posto nel mondo, nell’arte e nella storia. Le gallerie presenti a Flashback Art Fair propongono un viaggio attraverso la storia dell’umanità e dell’arte, con espositori di spicco come Benappi Fine Art, Galleria Canesso, De Jonckheere, Carlo Orsi e molti altri. Queste gallerie portano opere che scardinano il concetto di tempo, rendendo visibili storie complesse e universali. Tra le opere di grande rilievo, si può ammirare, da DYS44 Lampronti Gallery, uno Studio di testa maschile di Annibale Carracci che evoca una visione attualissima nell’immediatezza e palpabilità del volto della persona. La Ballerina (Arlecchino) di Gino Severini (Galleria L’Incontro) incarna la perfetta armonia tra dinamismo e rigore formale, un equilibrio che richiama la dualità femminile tra grazia e disciplina, tra espressività e precisione geometrica. Dall’altra parte, la malinconia pervade la sensuale odalisca di Francesco Hayez (Bottegantica), il cui fascino struggente parla di un femminile idealizzato ma prigioniero.
Il femminile è espresso anche dalla cascata di rosso vivo e viola sgargiante che scorre fluente negli anti-tessili di Wojciech Sadley (Malgorzata Ciacek Gallery), dove fili aggrovigliati tessono una trama di sensualità primordiale, evocando un’anatomia soprannaturale. In “She”, Sadley esplora un femminile sospeso tra sogno e realtà, tra aspettative sociali di controllo e contenimento e il desiderio istintivo e ancestrale che abita ogni donna, ogni essere umano. Le visioni oniriche, ma incredibilmente tangibili di Paola Gandolfi e Stefano Di Stasio (Gian Enzo Sperone) emergono allo stesso modo, a metà tra sonno e veglia. I dipinti dei due artisti convivono, in equilibrio, in un complementare magnetismo di opposti: tensione e quiete, stasi e dinamismo, enigma e realismo, affascinando e spiazzando lo spettatore. Sono opere in cui il tempo sembra essersi fermato. Così come nel paesaggio eterno del pittore fiammingo Otto Venius, che lavorò a metà fra Cinque e Seicento, si sottolineano due verità eterne della fede cristiana come l’incarnazione di Cristo e la rivelazione della Santa Trinità (Floris Van Wanroij). Negli autoritratti del pittore-clessidra Roman Opalka (Atipografia) si quantifica l’infinito. L’artista imprime e fotografa su tela e pellicola il tempo, rendendolo materia da plasmare, dilatandolo all’infinito, nella dimensione dell’invisibile e dell’altrove, come nei due rari vasi di Gio Ponti (Arcuti Fine Art), in cui due pugili, in lotta, sono ritratti sia nel momento di massima energia, sia quando cedono, esauriti, in un perfetto equilibrio tra forza e vulnerabilità, vita e morte. Anche dietro le figure di potere si cela spesso un equilibrio insospettabile e complesso. Nel caso di San Luigi dei Francesi di Corrado Giaquinto e della sua visita all’abbazia di Citeaux (Antiques Par Force), l’apparente freddezza del sovrano autoritario coesiste con il desiderio di essere un re “riformatore”, impegnato contro le ingiustizie e gli abusi, e in difesa degli ultimi, dell’imparzialità e dell’equità sociale. Angeli e demoni sono invece protagonisti della ricerca sinestetica nell’opera Diavolo o Angelo ribelle cadente, di uno scultore napoletano degli anni 1660/80 in legno policromo (Botticelli Antichità). Occhi di vetro magnetici trasmettono tutta la potenza del male, il dolore, ma anche lo stupore delle atrocità umane.
L’evento stimola una riflessione su concetti complessi quali giustizia, stabilità e armonia, affrontando tematiche che vanno oltre l’arte e toccano aspetti sociali, economici e politici. Le gallerie propongono lavori che mettono in dialogo il contrasto tra opposti, creando un confronto tra passato e presente, tra equilibrio e disordine.

