Fondazione CRT ed Eureka! insieme per salvare le Pmi alle prese con il passaggio generazionale

19 Giugno 2026

Se la verità è rivoluzionaria, è ora che il Sistema Italia – politici e società civile – cominci a preoccuparsi. Perché a raccontare la verità non sono soltanto vecchi nostalgici degli scontri di piazza o vecchie femministe pentite per aver fatto fallire il sogno del 77. Adesso le analisi che non ci si aspetta arrivano anche da manager e vertici di fondazioni bancarie. Uomini e donne del Sistema che si sono stancati di mentire di fronte alla stagnazione e al declino del Paese.

Partendo, in questo caso, dalla difficoltà di passaggio generazionale nelle Pmi. Quante sono le piccole e medie imprese a carattere famigliare che sopravvivono al passaggio dalla prima alla seconda generazione? Solo il 30%. Che diventa il 12% con l’arrivo della terza generazione e che precipita al 4% con la quarta.

Le ragioni sono molteplici: mancanza di eredi; disinteresse dei figli e dei nipoti per l’azienda di famiglia che li ha mantenuti più che bene; passione per altre attività; totale incapacità degli eredi. Negli ultimi anni si sono aggiunti altri due fattori: la scelta della finanziarizzazione che prevede di cedere l’azienda e far cassa per investire nella finanza; l’invio all’estero dei figli per farli studiare e per fare esperienze di alto livello. Ma quando i ragazzi si abituano ad altre realtà, ad altre città e ad aziende di maggior dimensioni e livello, non hanno più voglia di tornare ad occuparsi della Pmi di famiglia, magari in piccoli centri della provincia italiana.

Dunque non serve a nulla raccontarsi che questo è il Paese migliore in cui vivere, se poi le giovani generazioni non ne sono convinte. E non solo i ragazzi sfruttati con contratti ignobili, ma anche i ricchi figli di imprenditori.

Che fare, allora?

La Fondazione Sviluppo e crescita Crt ha deciso di sostenere la società di investimenti Eureka! impegnata con i Search Fund. In pratica – spiega l’amministratore delegato Stefano Peroncini – si individuano giovani manager interessati ad acquisire una Pmi e li si sostiene nell’investimento. Devono essere aziende sane, con una discreta marginalità, con problemi di passaggio generazionale e, ovviamente, con la disponibilità a cedere la proprietà. A volte l’imprenditore esce di scena, in altri casi resta ad affiancare la nuova proprietà che, in genere, punta ad una ulteriore crescita sia attraverso l’innovazione assicurata dai giovani manager sia attraverso altre acquisizioni.

In questo modo si garantisce la sopravvivenza aziendale sul territorio. Ma l’Italia è, come al solito, in ritardo, non solo rispetto a Paesi come gli USA ma anche a livello europeo.

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