I Gagauzi sono in agitazione.

Ora, ai più, questo nome, Gagauzi, suonerà ignoto e strano. Roba tipo i, semi-leggendari e remoti, Garamanti di cui parlano gli storici greci e latini…

 

E invece la Gagauzia si trova nel centro d’Europa. Una regione della Moldavia, che confina con l’Ucraina meridionale. Poco popolosa, solo 160.000 abitanti circa (secondo il censimento del 2004) all’82% di lingua gagauza. Una lingua turca. E cristiani ortodossi. Poi, naturalmente, ci sono russi, rumeni, ucraini e moldavi.

La Gagauzia è una regione autonoma. Con un suo governo con sede a Comrat, l’unica città, perché la popolazione vive dispersa in borghi rurali.

 

Detto così, potrebbe sembrare un Paese dei Campanelli. Privo di importanza. E invece…

 

Invece i gagauzi rivendicano, ora, la loro completa indipendenza dalla Moldavia. Appellandosi ad un articolo dello statuto stilato alla fine dell’URSS.

Che sancisce che se la Moldavia avesse voluto entrare a fare parte della Romania, la loro provincia non l’avrebbe seguita. E si sarebbe trasformata in uno Stato completamente indipendente a tutti gli effetti.

 

Quello che oggi sta accadendo.

A Kishnau vi è un governo di nazionalisti rumeni. Che vogliono portare, a breve, il paese nella NATO e nella UE. Per procedere, poi, all’annessione alla “madre patria”.

I gagauzi, però, non ci stanno. Temono di venire annientati, come minoranza, da un governo e da delle politiche che non li tutelano. Di sparire, in sostanza. E allora…

 

E allora meglio la Russia. Che, per retaggio, è uno Stato, una Federazione, di popoli e culture diverse.

Così hanno chiesto a Mosca di “proteggerli”. In nome di un, antico, rapporto di appartenenza. All’Impero zarista prima. A quello dei Soviet poi.

E il Cremlino, naturalmente, ha accettato. Soprattutto perché vede come il fumo negli occhi l’estendersi della NATO in Moldavia.

 

Così la minuscola Gagauzia rischia di diventare un nuovo focolaio. Di quel grande incendio, lo scontro frontale fra “Occidente Collettivo” e Russia, che è iniziato in Ucraina. E si sta dilatando in Transnistria e Gagauzia, appunto.

Il portato della disgregrazine dell’impero, sovranazionale, dei Soviet. Disgregazione che è stata mal governata. Anzi, sfruttata per interessi finanziari e geopolitici nel modo peggiore. E più miope. Rinfocolando artatamente nazionalismi tribali e antichi rancori che rischiano di fare esplodere il mondo.

 

 

 

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